{"id":2367,"date":"2013-08-21T12:39:53","date_gmt":"2013-08-21T10:39:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ventimigliablog.it\/blog\/?p=2367"},"modified":"2013-08-21T12:50:00","modified_gmt":"2013-08-21T10:50:00","slug":"leggendo-il-manifesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ventimigliablog.it\/blog\/leggendo-il-manifesto\/","title":{"rendered":"Leggendo il Manifesto&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Rileggendo il Manifesto di ieri mattina mi \u00e8 tornato alla mente una vecchia teoria economica che ho sempre trovato affascinante. Ho poi fatto una breve ricerca su internet e ho trovato quest&#8217;intervista. La ripropongo.<\/p>\n<p>Il significato originario del \u201cmodello\u201d parte dalla constatazione che le prestazioni artistiche dal vivo (non, dunque, le riproduzioni, il cinema o la tv) sono inadatte alla applicazione di rilevanti mutamenti tecnici che aumentino la produttivit\u00e0. Un quartetto di Mozart, con un tempo di esecuzione di mezz&#8217; ora, che nel XVIII secolo richiedeva due ore-persona di esecuzione, richiede esattamente la stessa quantit\u00e0 di tempo oggi. Nel frattempo in quasi tutte le attivit\u00e0 economiche la produttivit\u00e0 \u00e8 cresciuta in maniera esponenziale, accumulando un enorme differenziale.<!--more--> Ma, poich\u00e9 i salari del settore artistico sono correlati a quelli del resto dell&#8217; economia, ne consegue che il costo per spettacolo nel settore artistico deve crescere continuamente ad un tasso pi\u00f9 alto di quello rilevabile in tutti gli altri settori. E, quindi, che i fondi destinati alle arti dello spettacolo debbono crescere ogni anno ad un tasso eccedente il tasso d&#8217; inflazione, se non si vuole che le attivit\u00e0 artistiche, messe fuori mercato, scompaiano. &#8220;Il mio esempio favorito &#8211; dice &#8211; \u00e8 che un&#8217; ora di lavoro oggi produce cento volte pi\u00f9 orologi che all&#8217;epoca di Mozart, ma un&#8217; ora di arpeggio produce altrettanto Mozart di quando lui era vivo: ci\u00f2 significa che un concerto di Mozart costa cento volte pi\u00f9 orologi che a quell&#8217;epoca&#8221;. Quest\u2019esempio, secondo Baumol, ci spiega per quale motivo, in un\u2019epoca dove alcuni settori crescono rapidamente in ricchezza, i settori legati al mondo \u201cpubblico\u201d (sanit\u00e0, educazione, trasporti,\u2026) perdono, di giorno in giorno, i pezzi. In altre parole, tutti questi servizi sono soggetti a un aumento tremendamente rapido e persistente dei costi, non dovuto all&#8217; inflazione ma al divario di produttivit\u00e0 con i settori dinamici, che minaccia il precario bilancio delle famiglie, degli enti locali, dei governi centrali. Quando le difficolt\u00e0 finanziarie divengono pi\u00f9 pressanti \u00e8 comprensibile che l&#8217; impegno in questi settori venga ridimensionato o, nella migliore delle ipotesi, aumentato del minimo indispensabile per tener testa al tasso d&#8217; inflazione. Ma, poich\u00e9 i costi dei \u201cservizi stagnanti\u201d sono destinati a salire in modo persistente e cumulativo pi\u00f9 rapidamente del tasso d&#8217; inflazione, la conseguenza \u00e8 la caduta qualitativa e quantitativa dell&#8217; offerta.<\/p>\n<p>Cosa fare secondo Baumol?<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 che i sistemi fiscali incontrano ovunque minacciano ormai la qualit\u00e0 della vita e suggeriscono l&#8217;impressione che servizi d&#8217;importanza vitale finiscano per trovarsi al di l\u00e0 della portata della maggior parte della popolazione, ad eccezione delle famiglie pi\u00f9 facoltose. Eppure dobbiamo imparare a capire che ci possiamo permettere il costo di queste attivit\u00e0. La produttivit\u00e0 generale dell&#8217; economia \u00e8, infatti, in continua crescita e basta trasferire piccole quantit\u00e0 delle risorse utilizzate per produrre beni a produttivit\u00e0 crescente nel campo della produzione dei &#8216; servizi stagnanti&#8217; per avere pi\u00f9 cure sanitarie, pi\u00f9 istruzione, pi\u00f9 assistenza agli indigenti. Inoltre anche nei &#8216; servizi stagnanti&#8217; si verifica, pur sempre, un certo incremento di produttivit\u00e0 che deve essere ricercato e perseguito. Ad esempio, per tornare alla parabola del quartetto di Mozart: quando egli and\u00f2 a suonarlo a Francoforte sul Meno gli ci vollero da Vienna sei faticosissimi giorni di viaggio, oggi basta un&#8217; ora di aereo. Quindi il progresso tecnico ha effettivamente ridotto le ore di lavoro necessarie per fornire il prodotto in questione. E questo \u00e8 vero anche in altri settori, ad esempio le analisi cliniche. Non esiste servizio la cui produttivit\u00e0, investendo i mezzi necessari, non possa essere in qualche misura incentivata. Per concludere, per raggiungere una maggiore abbondanza di beni, ma anche di servizi, la societ\u00e0 deve semplicemente modificare le proporzioni del reddito da dedicare ai diversi prodotti. L&#8217; idea che i consumatori non possano permettersi di far fronte ai costi crescenti dell&#8217; istruzione, della sanit\u00e0 e di altri servizi \u00e8 un mero \u201cabbaglio fiscale\u201d. La gente dice, a volte, che il paese non dispone di abbastanza denaro per far fronte alla crescente tragedia delle aree urbane. Questo non corrisponde a verit\u00e0: il paese ha denaro in abbondanza. Bisogna solo vedere come gli americani decidono di spenderlo.<\/p>\n<p>Insomma, chi deve prendere le decisioni, che le prenda. Senza troppe scuse. Il fallimento (o il successo) di una comunit\u00e0, cos\u00ec come il fallimento di un\u2019azienda, passa necessariamente da chi governa tale comunit\u00e0 (o azienda).<\/p>\n<p>20 agosto 2013 &#8211; Albino Dicerto<\/p>\n\t<div class=\"quickshare-container\">\r\n\t<ul class=\"quickshare-text qs-genericons quickshare-small\">\r\n\t\t<li class=\"quickshare-share\">Condividi :<\/li> \r\n\t\t<li><a href=\"https:\/\/facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fleggendo-il-manifesto%2F&amp;t=Leggendo+il+Manifesto%26%238230%3B+<+Ventimigliablog\" target=\"_blank\" title=\"Share on Facebook\"><span class=\"quickshare-facebook\">Facebook<\/span><\/a><\/li>\t\t<li><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fleggendo-il-manifesto%2F&amp;text=Leggendo+il+Manifesto%26%238230%3B+<+Ventimigliablog\" target=\"_blank\" title=\"Share on Twitter\"><span class=\"quickshare-twitter\">Twitter<\/span><\/a><\/li>\t\t\t\t\t\t<li><a href=\"https:\/\/plus.google.com\/share?url=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fleggendo-il-manifesto%2F\" target=\"_blank\" title=\"Share on Google+\"><span class=\"quickshare-googleplus\">Google+<\/span><\/a><\/li>\t\t\t\t\t\t\t\t<li><a href=\"mailto:?subject=Ventimigliablog:+Leggendo+il+Manifesto%26%238230%3B&amp;body=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fleggendo-il-manifesto%2F\" target=\"_blank\" title=\"Share via Email\"><span class=\"quickshare-email\">Email<\/span><\/a><\/li>\t<\/ul>\r\n\t<\/div>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rileggendo il Manifesto di ieri mattina mi \u00e8 tornato alla mente una vecchia teoria economica che ho sempre trovato affascinante. 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