{"id":4398,"date":"2014-09-11T18:17:14","date_gmt":"2014-09-11T16:17:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ventimigliablog.it\/blog\/?p=4398"},"modified":"2014-09-12T13:59:00","modified_gmt":"2014-09-12T11:59:00","slug":"ritorno-dal-polo-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ventimigliablog.it\/blog\/ritorno-dal-polo-1\/","title":{"rendered":"Di ritorno dal polo (1)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Atterri a Longyearbyen e, di botto, perdi ogni certezza. Sono le 11.30 del pomeriggio (di sera?) e il sole \u00e8 ancora alto nel cielo. Sei in estate e sei sotto lo zero, con un vento gelido che penetra 1 piumino e 3 maglioni, come fosse burro, e viene a punzecchiarti l\u2019addome. Qui la Terra gira a meno di 300 km\/h, un quinto della velocit\u00e0 a cui gira in Italia. Non esistono alberi ne\u2019 vegetazione. \u00a0La cima del mondo \u00e8 pi\u00f9 pelata di me. <!--more-->La civilt\u00e0 \u00e8 distante almeno 3 ore di volo, quando le condizioni meteo permettono il viaggio. Fuori dall\u2019aeroporto &#8211; un magazzino con una striscia di asfalto lunga il giusto per un comodo atterraggio &#8211; ci aspetta l\u2019autobus che ci porter\u00e0 a Longyearbyen: una citt\u00e0 di 1.000 abitanti, 2.000 orsi bianchi, qualche cane da slitta. Il primo impatto non \u00e8 dei migliori: Longyearbyen \u00e8 una citt\u00e0 di capannoni, strade poco asfaltate (quasi sterrate), qualche casa che assomiglia a container. Eppure, nonostante queste \u201cbruttezze\u201d, guardiamo affascinati ogni centimetro di questo posto avvolto nel nulla, guardandoci e chiedendoci l\u2019un altro cosa mai dovrebbe spingere un essere umano ad abitare l\u00ec. Arriviamo al centro di un paesino composto da casa sparse, costruite, sembrerebbe, in modo pi\u00f9 o meno casuale, lungo l\u2019unica strada che attraversa il paese. Le condotte e i cavi, cos\u00ec come le case, sono tutte su palafitte, alte almeno mezzo metro da terra. Sotto terra non esiste niente: il permafrost, congelandosi e scongelandosi, rispedirebbe tutto in superficie: nemmeno i morti possono riposare qui, vengono rispediti in Norvegia o in patria. Si, perch\u00e9 Longyearbyen ci appare subito multiculturale pi\u00f9 di una metropoli del centro Europa: per stabilirsi l\u00ec, non c\u2019\u00e8 bisogno di visti o permessi di soggiorno, chiunque pu\u00f2, una volta entrato, rimanerci per sempre. La nostra guida, ci spiega che non esiste criminalit\u00e0, che non c\u2019\u00e8 bisogno di polizia o carabinieri. La comunit\u00e0 si autoregola: se sbagli, impacchetti i bagagli e te ne torni a casa. Notiamo che tutti lasciano le chiavi attaccate al cruscotto: non pu\u00f2 nemmeno esistere la tentazione di rubare un auto, non sapresti dove portarla, come nasconderla, cosa fartene\u2026 Scopriamo poi che, a differenza di come immaginavamo, le Svalbard non sono solo un posto di transito di persone che vivono l\u00ec per pochi mesi: incontriamo cittadini veri che si sono stabiliti in zona da molti anni e che non hanno nessuna intenzione di andarsene. Tutto \u00e8 autoregolato, tutto funziona in modo perfetto, guidato da leggi non scritte ma che tutti rispettano. Non esiste IVA e le imposte sui redditi sono al 16%, fisse, finalizzate a far funzionare la citt\u00e0 e gestire i bisogni collettivi della comunit\u00e0. Non esistono poltrone da attribuire, non esistono soldi pubblici da sprecare, non esiste evasione fiscale o corruzione. La percentuale di bambini \u00e8 molto alta, Longyear ha uno degli asili pi\u00f9 attrezzati che avessimo mai visto, le scuole superiori ed una universit\u00e0. Insomma, dopo poche ore, la domanda che ci poniamo \u00e8: ma quando \u00e8 successo che noi occidentali abbiamo perso la rotta? E\u2019 davvero possibile continuare a vivere sul continente, con le nostre strutture e sovrastrutture, i politici, la mafia, i cacciatori di mafia e l\u2019Agenzia delle entrate\u2026? Cosa mai dovrebbe spingere un essere umano ad abitare le nostre citt\u00e0?<\/p>\n<p>11 settembre 2014 &#8211; Albino Dicerto<\/p>\n\t<div class=\"quickshare-container\">\r\n\t<ul class=\"quickshare-text qs-genericons quickshare-small\">\r\n\t\t<li class=\"quickshare-share\">Condividi :<\/li> \r\n\t\t<li><a href=\"https:\/\/facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fritorno-dal-polo-1%2F&amp;t=Di+ritorno+dal+polo+%281%29+<+Ventimigliablog\" target=\"_blank\" title=\"Share on Facebook\"><span class=\"quickshare-facebook\">Facebook<\/span><\/a><\/li>\t\t<li><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fritorno-dal-polo-1%2F&amp;text=Di+ritorno+dal+polo+%281%29+<+Ventimigliablog\" target=\"_blank\" title=\"Share on Twitter\"><span class=\"quickshare-twitter\">Twitter<\/span><\/a><\/li>\t\t\t\t\t\t<li><a href=\"https:\/\/plus.google.com\/share?url=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fritorno-dal-polo-1%2F\" target=\"_blank\" title=\"Share on Google+\"><span class=\"quickshare-googleplus\">Google+<\/span><\/a><\/li>\t\t\t\t\t\t\t\t<li><a href=\"mailto:?subject=Ventimigliablog:+Di+ritorno+dal+polo+%281%29&amp;body=https%3A%2F%2Fwww.ventimigliablog.it%2Fblog%2Fritorno-dal-polo-1%2F\" target=\"_blank\" title=\"Share via Email\"><span class=\"quickshare-email\">Email<\/span><\/a><\/li>\t<\/ul>\r\n\t<\/div>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Atterri a Longyearbyen e, di botto, perdi ogni certezza. 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