“Toto-Sindaco”

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Il tormentone elettorale in vista della prossima sessione primaverile è il “Toto-Sindaco”, e ogni giorno sui quotidiani cartacei e online e sui social se ne aggiunge una mezza dozzina che sale alla ribalta.
Se si prosegue a questo ritmo alla fine l’elenco sarà come quello telefonico e prima o poi avremo più candidati sindaci che elettori.
Molti outsider si accontentano di aver lasciato un ricordo di sé nelle redazioni o nel popolo navigante, altri invece ci credono davvero e assumono posture esagerate e francamente comiche e altri ancora sono già ai blocchi di partenza, e c’è chi ha scritto sulla maglietta “Prima il programma!”.
Qualcuno deve avergli parlato di quel pippone illeggibile che bisogna depositare in allegato alla candidatura e lui si è stampato il memo sulla schiena.

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Non siamo in Cina, qui c’è un pulviscolo di Partiti nazionali e ciascuno di loro anche nei paesini più sperduti ha il suo bravo portabandiera che arruola parenti e amici.
Poi ci sono le liste, nascono dappertutto come la parietaria e per le ragioni più diverse, che vanno dal nazionalismo di frazione, di quartiere, di borgata e di condominio ai lampioni spenti, alle fognature che perdono, alle buche nelle strade per arrivare fino alla insostenibile privazione di un “qualcosa”, perduto o mai goduto fino a un istante prima e adesso d’improvviso diventato essenziale e indispensabile.
Ognuno deve avere il proprio programma che ne giustifichi l’esistenza e ogni programma deve per forza differenziarsi da tutti gli altri, non può essere un copia-incolla e neppure fare rinvio al programma altrui.

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Prendi Ventimiglia, chiamata alle urne nella prossima primavera, dove di sindaci ne fioriscono sei o sette alla settimana, tre o quattro sono di quelli che si limitano a crederci mentre un paio si sta già stirando la fascia e il sottopancia tricolore su misura.
Qui vota poco più della metà degli aventi diritto, si dividono in sedici i voti validi e una lista di Partito o civica deve ottenere sui quattro-cinquecento voti ogni consigliere eletto, ovviamente dopo aver attraversato le Forche Caudine dell’elezione diretta del Sindaco di riferimento che vinca.
A sinistra l’ultima volta, nel 2019 in concomitanza con le Elezioni Europee, di candidati Sindaco ce n’era uno solo con un unico programma e con varie liste di riferimento di micro-Partiti o movimenti e di specchietti civici per le allodole.
Stessa cosa a destra, ma con una differenza, la convergenza dei tre Partiti su un candidato Sindaco super partes.
L’attuale alluvione di candidature a Sindaco è sintomo del cambiamento politico in atto a livello nazionale, è come la febbre per la malattia.
Nei terminali provinciali e locali dei Partiti ci sono medici che prendono la malattia dal basso, tastando il polso alla gente e studiando un programma terapeutico adatto alla bisogna mentre dall’alto ci sono altri medici, tipo a destra “Forza Borneo”, che pensano soltanto a tagliare teste col bisturi e il programma lo lasciano fare agli altri perché loro intanto hanno stipulato patti parasociali in deroga con la concorrenza, tipo quello del Nazareno ai tempi di Renzi.

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Impossibile definire il quadro clinico della malattia chiamata “cambiamento”, anche perché per il Presidente ligure Toti è il nome del suo Partito, “Cambiamo”.
I voti presi alla Camera nell’uninominale il 25 settembre scorso non sono sicuramente il termometro adatto per misurare la febbre, si sono confusi e dispersi tra 12 candidati di liste in gran parte abborracciate sotto etichette goliardiche e di fantasia
Abbastanza rappresentativi, invece, sono i risultati al Senato che trasferiti ai sedici seggi del Consiglio comunale vedrebbero la sinistra spaccata, col PD e sue liste satelliti scendere da 6 a 3 seggi più, forse con i resti, un quarto seggio di “Azione” mentre gli altri 12 andrebbero 8 al centrodestra unito ripartiti tra le quattro sue componenti e 4 alle liste civiche, tipo quella Scullino che nel 2019 ottenne 2 seggi.
La situazione, vista così, dovrebbe rientrare nello schema normale dell’alternanza che nelle elezioni comunali ha la sua linea rossa nella elezione diretta del Sindaco e nel premio di maggioranza.
Invece no, in questo caso la malattia è come il diabete, silente e senza sintomi finché non compaiono tutti insieme, esiziali e irreversibili.

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Le carte non possono che sparigliarsi a destra, in quel “tre quarti” di Consiglio comunale che, per forza, deve esprimere il Sindaco sulla base di due variabili indipendenti, il programma (se vero o finto) e la squadra (se compatta o posticcia).
Oggi a Ventimiglia la partita, diciamocelo chiaramente, è tra giocatori e bari e il piatto piange perché seduti attorno al tavolo ci sono giocatori squattrinati che bluffano.
Loro i soldi se li sono giocati clandestinamente e li hanno persi su altri tavoli trescando col PD dal notaio, con “Azione” per costruirsi una passerella verso il terzo polo e con personaggi cangianti e ad assetto variabile, buoni per tutte le stagioni per traffici di sottogoverno.
Tano Scullino in tutto questo è stato fino a giugno scorso, ancora oggi e sempre, il croupier seduto al tavolo dello chemin-de-fer, che assiste i giocatori senza partecipare direttamente alla partita politica e a quella personale dei giocatori.
La sua unica preoccupazione è sempre stata quella delle carte dentro il sabot, metafora del programma concordato delle cose necessarie, promesse e da fare, evitando che siano false o segnate.
Cose che non piacciono ai bari.

Bruno Giri

Baby Yoda salomonico

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Sulla telenovela “Portovecchio” nella quale è coinvolta anche “Port de Monaco”, azionista di “Porto di Sanremo s.p.a.” e concessionaria del “Porto degli Scoglietti” a Ventimiglia, il mio consulente alieno Baby Yoda oggi è salomonico.
In senso biblico, con riferimento alle due Madri che davanti al saggio re Salomone si disputavano l’unico Figlio quando il Sovrano lo consegnò a quella vera che aveva lasciato il bambino alla rivale pur di non vedersene assegnata una metà divisa con la spada.
Con l’unica differenza che in questo caso le Madri sono tre, “Porto di Sanremo, s.p.a.”, “Porto San Francesco s.r.l.” e “C.N.I.S., s.p.a.” e che invece del re di Israele c’è il T.A.R. della Liguria.
Gli alieni, spiego io a chi mi chiede chi sono, provengono dal pianeta “Prima Repubblica” dove il loro vecchio Maestro, Giulio Andreotti, oltre ad averli ingobbiti e avergli ingrandito le orecchie come le sue, li ha educati a diffidare dell’apparenza anche quando si commette peccato.

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Baby Yoda conosce il narcotico di cui fanno uso e abuso i terrestri, la disinformazione, e ha trovato l’antidoto: dire la cruda, nuda e arida realtà che tutti possono toccare con mano.
Ecco il suo parere “pro veritate” di oggi, dopo aver letto su “La Stampa” di ieri che una delle tre cordate (Fondo Reuben) ha avuto dall’altra (Lagorio e altri) il bambino in fasce (Progetto Calvi a base d’asta) e che intende svezzarlo per poi vaccinarlo con la “prelazione” a suo favore su una eventuale altra offerta vincitrice o all’esito di una seconda gara oppure di quella in corso, aperta il 26 agosto e in scadenza a gennaio prossimo, opportunamente “aggiustata”.

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Per prima cosa bisogna togliersi il fumo dagli occhi: il passaggio di testimone, secondo Baby Yoda, non è una astuta operazione finanziaria di mercato e neppure la benmerita navetta di un Padre nobile che innesca lo stadio finale della palingenesi socio-economico-urbanistico-ambientale di Sanremo che soltanto una superpotenza multinazionale può realizzare.
Baby Yoda sospetta che il T.A.R. Salomone a Genova sia arrivato al “p.q.m.”, acronimo di “per questi motivi”, di una sentenza che ammazza il bambino.
Cioè che manda la “Procedura aperta per l’affidamento in concessione, tramite project financing ai sensi dell’articolo 183, comma 15, del d.lgs. 50/2016, con diritto di prelazione in favore del promotore” a puttane e converte in carta straccia gli atti relativi.
Col passaparola i “corridoisti” del tribunale e dintorni secondo lui potrebbero aver passato la confidenza ai “cuggggini” dei litiganti e la Madre vera, “Porto di Sanremo s.p.a.”, si sarebbe trovato in braccio un investimento morto che ha fatto a caro prezzo per spese tecniche e amministrative mentre i due vincitori, come nel Gioco dell’Oca, dovrebbero tornare indietro alla casella zero.

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Senza fumo negli occhi, il consulente alieno mi ha sbattuto in faccia la brutale realtà che gli fa pensar male.
Primo, l’area “Porto Vecchio” oggetto del procedimento di restyling è demaniale, lo specchio acqueo e le pertinenze a terra sono beni del Demanio statale, trasferiti in concessione alla Regione che a determinate condizioni e secondo la loro natura, le ha sub-concesse ai Comuni costieri.
Per far rientrare questa realtà nella categoria delle opere pubbliche comunali realizzate in Partenariato Pubblico Privato e pagate con la formula del Project Financing era indispensabile reperire aree del patrimonio comunale da “privatizzare” per poterle mettere a frutto e coi proventi consentire al privato di ammortare le spese di investimento da lui anticipate.
Come quelli che per necessità vendono un rene, il Comune privatizza la superficie di una strada trasferendo il traffico in un tunnel sotterraneo e identifica in questo “escamotage” quell’opera pubblica che “attrae” l’area demaniale “Porto Vecchio” nella sua orbita.
Baby Yoda è dell’opinione che questo “escamotage” potrebbe non aver convinto il T.A.R. Salomone a Genova sia per questioni idrauliche che pure i tecnici torinesi di “Hidrodata s.p.a.” danno per risolte, sia per questioni geologiche, geotecniche, idrogeologiche e sismiche che pure il tecnico Marco Abbo dà per risolte e che il Consiglio comunale il 21 giugno scorso ha entusiasticamente approvato all’unanimità alle condizioni poste dal Settore Assetto del Territorio della Regione e per molte altre stranezze ancora che invece dovrebbero essere a posto.
Però lui guarda soprattutto alla procedura seguita dal Comune per la scelta del proponente, in pratica un prenotatario dell’aggiudicazione finale grazie alla prelazione e praticamente un “predestinato” prima ancora di nascere come aggiudicatario.
Tutti cavilli da avvocati che oggi non mi appassionano più e ancor meno mi può interessare come un alieno la pensa su specifici aspetti tecnici e giuridici.

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A me interessa invece un parere “pro veritate” di carattere politico per sapere come dal suo pianeta vedono queste cose.
L’alieno osserva:
1°. Il ruolo notarile, passivo e delegato all’esterno assolto dalla dirigenza comunale su decisioni di fondamenta importanza rientranti nella sua diretta ed esclusiva competenza istruttoria.
2°. Il ruolo “singolare” di protagonista chiuso, esclusivo e dirimente assolto dall’organo politico, la Giunta, nell’istruttoria e nell’interlocuzione di un procedimento a evidenza pubblica soprattutto nella fase tra la dichiarazione di interesse del 15 gennaio e la assegnazione formale dell’11 novembre 2019.
3°. Il ruolo indifferente, acquiescente o assente di soggetti politici, istituzionali e esponenziali di interessi diffusi e collettivi.
4°. Il ruolo vincolato dalla procedura del T.A.R. Salomone a Genova obbligato a dichiarare estinte per cessazione dell’interesse e così a mettere una pietra sopra a tutte le illegittimità denunciate nei ricorsi per annullamento, qualora la “Porto San Francesco, s.r.l.” si vendesse anche lei o trovasse una qualche forma di composizione stragiudiziale.
5°. Una atmosfera ambigua dove si confondono i ruoli, si annullano le differenze e tutto finisce in una melassa di virtù e di vizio.
“1° Sorvegliante, a quale scopo ci riuniamo?”
“Per edificare Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al Vizio e lavorare al Bene ed al Progresso dell’Umanità.”
“Fratelli in piedi!”
Votanti: 22; voti favorevoli 22; voti contrari 0; astenuti 0.
Il Consiglio comunale approva.
Baby Yoda così ha parlato.

Bruno Giri

Le performances di Baby Yoda

In primo piano

Soltanto un giurista laureato “in utroque iure” può valutare la notizia che stamattina leggo sui quotidiani: “Portosole compra Porto di Sanremo: il fondo Reuben Brothers lega il suo nome al futuro della città”.
I due ordinamenti giuridici non sono quello civile e quello canonico, ma qui interviene lo “ius Matutiae” a sostituire il secondo.
È un ordinamento estravagante con tanto di Pandette risalenti alle gare d’appalto del casinò e a mille altre scorciatoie escogitate nei decenni passati con estro, fantasia e astuzia volpina per dribblare la strada maestra.
Questa, però, non l’avevo ancora sentita e mi incuriosisce.

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Do per scontato, in premessa, il fatto che se al posto di Biancheri ci fossi io, la Toga Rossa che l’altro giorno, per meriti speciali, è entrato nel C.S.M. dopo aver presieduto il plotone di esecuzione di Palamara nell’A.N.M., mi avrebbe immediatamente notificato un avviso di garanzia e lo avrebbe spedito “per conoscenza” agli zelanti cronisti locali.
Il capo della possibile, anzi probabile, ma che dico? certa mia imputazione sarebbe di concorso in turbativa d’asta previsto e punito dagli articoli 353 -354-110 c.p. sotto il profilo della partecipazione a un “cartello” o accordo collusivo idoneo a influenzare l’andamento e l’esito finale di una gara formalmente aperta il 26 agosto scorso con la pubblicazione del bando.
Ma adesso la Toga Rossa è a Roma, Palazzo dei Marescialli, e il mio rimane un cattivo pensiero.

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Detto questo, e data per scontata la privatizzazione e il conseguente sequestro dell’intero litorale compreso tra San Martino e Pian di Nave, specchio acqueo intercluso e relativa fascia costiera, risultato che con l’ultima novità non cambia, cambiano invece le modalità con le quali si arriva a tutto questo, e di conseguenza muta l’oggetto privato della concessione di 99 anni, cioè perpetua.
Su questo ho chiesto un parere “pro veritate” al mio consulente Baby Yoda del Foro Alieno, accademico e docente “in utroque iure”.
Lui l’ha presa larga, è partito dalla filologia semantica della parola “compra”, ambigua perché nel carrello potrebbe esserci o il pacchetto azionario di “Porto di Sanremo s.p.a.” oppure, come si legge negli annunci “for sale” delle Agenzie immobiliari, l’area con concessione demaniale/urbanistica/edilizia approvata.
Nel primo caso sparirebbe il vincitore delle primarie tra tre richiedenti ingoiato da uno dei due partecipanti, il terzo era Mariolino Piras, nel secondo caso, invece, il Fondo “comprerebbe” da Biancheri -Totò la Fontana di Trevi.
Ma poi Baby Yoda ha ristretto il brodo sul primo caso che non si risolve in una operazione sul capitale del compratore in conseguenza alla transazione giudiziaria in corso col venditore, ma interviene a gamba tesa in una partita in corso iniziata, appunto, con le primarie per scegliere il progetto a base d’asta.
Infatti, leggendo i quotidiani, la vertenza giudiziaria in corso tra i due riguarda la scelta in questione che ora cambierebbe.

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E proprio sul cambiamento che il mio consulente alieno mette enfasi, perché era soft, di 43 e non 96 milioni come l’altro, meno impattante, invasivo e fantasioso, per non dire fantascientifico.
Se la base d’asta si dimezzasse altre cordate, dissuase dall’importo attuale, potrebbero partecipare e retroattivamente la moviola riavvolgerebbe le sequenze della Conferenza dei Servizi per la scelta del progetto base.
Tra le performances di Baby Yoda c’è ingoiare un rospo due volte, Biancheri potrebbe imitarlo.

Bruno Giri

Tano non t incazzare, ti vogliono solo stancare prima delle elezioni

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A Ventimiglia nel mondo parallelo del “nonsense” nel quale ci troviamo proiettati il “nome” della “cosa” è la “cosa”, “Forza Italia” è un “nome”, ergo è una “cosa” reale, anche se i forzisti che camminano in mezzo a noi non li vediamo.

Insomma, per capirci, “Forza Italia” intemelio è il sarchiapone di Valter Chiari.
“Le mort saisit le vif”, e la “cosa” si fa “afferrare” dal Partito morto come sua legittima erede e ogni tanto parla a suo nome, come il 47 della Smorfia Napoletana.
Nell’eredità giacente ha trovato azioni del “Centrodestra Unito, s.r.l.” con sede sociale a Roma e lei stacca dividendi che impegnano la Società “a babbo morto” dove il morto ha da essere Gaetano Scullino, obbligazionista con lo spread azzerato a coltellate.
Tratta le persone come bestiame e contesta al povero Tano il reato di abigeato in concorso con il Presidente Toti e il suo assessore Scajola junior perché nell’ovile il 16 novembre 2020 le hanno rubato tre capi, Cristina D’Andrea, Matteo De Villa e Francesco Mauro, approfittando del rimpasto che doveva ripristinare le quote rosa nella Giunta.
Tano ieri si è incazzato all’ennesimo sproloquio della “cosa” sul progetto della passerella Squarciafichi che lui con paterno amore e sollecitudine, passo dopo passo, ha accompagnato come un figlio per un intero anno fino all’approvazione finale nella Conferenza dei Servizi decisoria del 12 aprile 2022 e al suo finanziamento regionale, annualità 2022 in corso.
Lo capisco, ma è solo metà novembre, e se lui tutte le volte si incazza e prende a calci la “cosa” per le esternazioni che la “cosa” farà da qui alle elezioni di tarda primavera arriverà al traguardo con le scarpe rotte.
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Al suo posto io penserei ai vivi, non ai morti, e con loro a buttar giù un piano cartesiano delle cose da fare da giugno 2023 in poi, con l’asse delle ordinate scansionato a trimestri e quello delle ascisse graduato con priorità da rispettare.

Partirei, come dicevano gli antichi, da un “fasciu picin e ben ligau” di persone serie, desiderose di conquistare meriti e che si accontentano della soddisfazione di aver servito Ventimiglia “con disciplina ed onore”.

Bruno Giri

Paralleslismi classici e oltre

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Al liceo “Cassini” quando nel compito in classe c’era Plutarco da tradurre dal greco ci scambiavamo sguardi soddisfatti nascosti dietro il monumentale vocabolario Rocci.
Lui nel primo secolo dopo Cristo “scriveva come mangiava” senza fronzoli e lo faceva in una lingua attica elegante e fluente, più “orecchiabile” di quella aristocratica ed esclusiva dei classici dell’epica e della commedia, dei grandi tragici, dei sofisti e degli oratori.
I brani da tradurre erano sempre estratti dalle sue “Vite parallele”, dove Plutarco premette: “Io non scrivo storie, ma vite”, sono un biografo pedagogo.
Oggi negli schemi della gnoseologia scientifica si sarebbe definito uno storico di Serie B che con finalità morali attraverso il carattere ((ἦθος) e l’azione (πρᾶξις) dei suoi Eroi descritti in carne e ossa, positivi o negativi, mette a confronto virtù e vizi.

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È così che ieri mentre sfogliavo l’album dei ricordi e con questi precedenti classici alle spalle ho colto un mio “parallelismo” con Tano in alcuni passaggi cruciali delle rispettive amministrazioni comunali quando abbiamo aperto armadi pieni di scheletri e di dossier velenosi ereditati senza beneficio di inventario.

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Goethe su queste cose ci ha scritto un romanzo, e io per una “affinità elettiva” subliminale ieri ho pensato che Tano, se non fosse stato accoltellato dai tre leghisti “carbonari”, avrebbe dovuto pagare lui all’Agenzia delle Entrate di Genova la somma di € 4.439,75 entro il 25 novembre prossimo, termine assegnato al soccombente Comune di Ventimiglia dalle due sentenze “Calcestruzzi Val Roya s.r.l.” del 2 maggio 2019 n. 390 e del 5 marzo 2021 n. 176.
Il pagamento in sua vece lo ha fatto fare invece da burocrate il Commissario prefettizio il 25 ottobre scorso, un mesetto prima della scadenza, però come atto dovuto di ordinaria amministrazione, e quindi, come è ovvio, senza conoscere e senza aver vissuto gli antefatti della loro causale.
Nessun atto di accusa da parte mia, sia chiaro, per me vale la gerarchia virgiliana “Prima pietas, secunda sanctitas, tertia iustitia aut aequitas nominatur”, principio che in questo caso mette sullo stesso piano gli amministratori buonanima e quelli ancora vivi ma politicamente morti e i loro prodotti abortivi.

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Bisogna risalire alla preistoria e alla prima tornata amministrativa del mitico sindaco socialista Aldo Lorenzi per ricostruire la cronologia dei fatti, quando nell’agosto del 1979 fece approvare dal Consiglio comunale il P.I.P., acronimo del Piano per gli insediamenti produttivi, a Trucco, Porra e Fogliarè in sponda sinistra del Roya in applicazione della legge regionale del ‘76 in materia di strumenti urbanistici attuativi dei piani regolatori comunali.
Dopo le effimere sindacature DC delle meteore Mario Blanco e Alberto Cassini, nel giugno ’87 sarà il mitico Commissario prefettizio Elio Maria Landolfi a stipulare con la “Calcestruzzi Val Roya s.r.l.” una convenzione che nel “Piano Lorenzi”, in uno dei tre comparti nei quali era suddiviso Fogliarè, le assegnava mezzo ettaro circa di terreno, metà in proprietà piena e metà con solo diritto superficiario.
Assegnazione da attuare sotto forma di permuta tra cosa certa e cosa futura, cioè con il passaggio al Comune di una equivalente superficie negli altri due comparti tutta già di proprietà della Società assegnataria in cambio di aree che per metà dovevano essere ancora espropriate dal Comune entro il biennio successivo e per l’altra metà dovevano da lui essere ottenute dal Demanio statale in concessione del diritto di superficie.

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Nel biennio successivo, dice il Giudice amministrativo, il cavaliere Pietro Walter Ravera per sette mesi e il commendatore Albino Ballestra per gli altri diciassette “disponevano di un tempo senz’altro sufficiente per dare luogo agli incombenti necessari” e invece hanno “ingiustificatamente mantenuto un comportamento inerte omettendo di provvedere agli adempimenti occorrenti per l’attuazione degli obblighi che comportavano l’acquisizione delle aree oggetto di assegnazione al privato”.
Cioè per dirla nel lessico oxfordiano, “se lo sono menato”.
Ma anche dopo il giugno ’89 quando è scaduto il biennio tutti quelli che sono venuti dopo se la sono cercata perché hanno continuato a menarselo allegramente.
Il dottor Claudio Berlengiero sordo alla diffida della Società del 15 dicembre 1995 a ottemperare alla Convenzione oppure a restituire i terreni occupati dal Comune o almeno a pagarli, sordità proseguita tre anni dopo sul sollecito ricevuto il 9 aprile 1998.
Non meno sordo a un ulteriore sollecito del 20 ottobre 2003 si è dimostrato l’avvocato Giorgio Valfrè fino a costringere la Società a adire le vie legali il 19 settembre 2007.
Così la patata calda se l’è trovata in mano Gaetano Scullino, costretto dalla legge ad aspettare il responso del Giudice, responso che si farà aspettare per quattordici anni.
Questa la conclusione del responso: “Tale comportamento inadempiente è fonte di pregiudizi suscettibili di valutazione economica e di risarcimento”, ovviamente al netto “delle spese che avrebbe dovuto sostenere la Società ricorrente nel caso di attuazione della convenzione urbanistica per cui è causa”.
Il destino ha voluto che il 20 maggio 2021 fosse ancora Gaetano Scullino a chiedere al Consiglio comunale di approvare come debito fuori bilancio il risarcimento alla “Calcestruzzi Val Roya s.r.l.” quantificato in € 145.929,34 somma che verrà pagata a “Calcestruzzi Val Roya s.r.l.” il 22 dicembre successivo.
Inutile dire che, una volta tanto, tutto questo sarà approvato all’unanimità, succede quando tutti ne hanno cagato un po’ e adesso bisogna coprirla.

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A spingermi a annotare queste mie rimembranze intemelie ieri sera è stato Giuseppe Palmero, persona che continuo ad ammirare e a stimare “in amministrazione” anche quando “in politica” indossa una maglietta che per me è sbagliata.
Dedica che copro non solo con la “pietas” virgiliana di cui sopra, ma che annoto, direbbe Tacito, “sine ira et studio”, pacatamente.
Per lui ho rievocato la vittoria di “Calcestruzzi Val Roya s.r.l.”, storia esemplare di un caso rarissimo (forse unico in Italia) di risarcimento a un cittadino del danno subito a causa della “inerzia” di pubblici amministratori comunali.
I movimenti civici nascono spontaneamente quando gli amministratori eletti dai Partiti politici per tutelare i “diritti” collettivi e individuali dei cittadini rimangono inerti, “se ne battono il belino”, come dicono a Cambridge.
Alla dedica a Giuseppe Palmero aggiungo però una chiosa che mi viene spontanea mentre al suo fianco vedo Patriz… pardon! Maddalena Pentita.
Era lei PD il braccio destro militante e in prima linea del sindaco PD tra il 2014 e il 2019, colei che l’11 agosto 2015 commemorava il mitico sindaco Aldo Lorenzi con queste parole: “Questa giovane amministrazione, giovane per età di alcuni suoi amministratori in primis il sindaco, ma soprattutto giovane di idee, progetti, entusiasmo e spirito di gruppo, lo ricorderà …”
Era vero, il suo sindaco PD aveva 28 anni, e anche Claudio Berlengiero di “Rifondazione Comunista” con i suoi 43 anni non era poi così vecchio quando ha debuttato e neppure Giorgio Valfrè che alla sua prima elezione di anni ne aveva appena quaranta.
La mia chiosa è per sorridere su chi per una vita e fino a ieri in modalità PD ha cantato “Bella ciao” e che oggi in modalità “Azione” fa cantare la moderna “Giovinezza!” ai giovani ascari intemeli.
Tutto lì.

Bruno Giri

Sterili livori personali ….

In primo piano

“l’articolo pubblicato da Riviera 24 di Forza Italia Ventimiglia costituisce uno degli esempi più eclatanti dello sterile livore con cui certi politicastri in mala fede (e che ignorano – o fingono di non conoscere – la realtà dei fatti , e che sono trasportati da contrarietà esclusivamente personali e non politiche)  non riuscendo a controllare l’irrefrenabile impulso masochistico che li pervade, si abbandonano a esternazioni infantili, nel convincimento, a quanto pare, che sia produttivo e politicamente vincente continuare  a gettare gratuito  discredito verso colui che, piaccia o no, ha guidato con dedizione e sacrificio indiscutibili – e riconosciuti da tutta la popolazione di Ventimiglia – l’amministrazione di centrodestra. Anziché documentarsi e cercare di smarcarsi dal rovinoso condizionamento di una Lega allo sbando, preferiscono appiattirvisi pedissequamente, alla stregua di bravi scolaretti ubbidienti, attaccando in modo scomposto il sottoscritto con argomenti risibili e che danno di per sé la misura del livello di impreparazione politica ed amministrativa che caratterizza, purtroppo, una certa classe politica.

Leggersi nell’articolo in questione, letteralmente, che il sottoscritto dovrebbe smetterla “con la solita demagogia, perché tutti sappiamo che se un ‘opera procede perché è stata impostata bene dalla sua amministrazione (era composta anche da Lega e Fdi e non solo dalla sua lista civica, lo ricordi! Quindi è anche merito loro) ma, se non procede, è colpa degli altri, ovvero dei partiti del centrodestra che sono rei di averla fatta cadere, ma che sono gli stessi che componevano la sua maggioranza». Ora, a parte l’uso involuto della lingua italiana, sfugge il concetto di fondo: o effettivamente “l’opera” fu impostata bene dall’amministrazione da me guidata – ed allora il merito andrebbe attribuito a me e, ovviamente, ai “partiti del centrodestra” – oppure fu impostata male, ma allora la “colpa” di ciò non potrebbe ricadere solo su di me ma, per logico contrappasso, dovrebbe estendersi anche a quei partiti. O mi sbaglio?

Ora, si dà il caso che nella fattispecie l’opera in questione (che non mi pare sia rappresentata dalla piramide di Cheope bensì da una dignitosa passerella che, come tale, dovendo essere costruita negli anni 2022-2023 d.C. e rispondere necessariamente a determinati requisiti tecnologici, non potrebbe di certo costare quattro soldi né essere costruita “a risparmio”  a costo di consegnare alla città una bruttura precaria destinata a rapida obsolescenza), abbia formato oggetto di specifica Delibera di Giunta (n. 80 del 20.05.2021) approvata dal Consiglio Comunale, con tanto di parere tecnico favorevole della conferenza dei servizi, rispettosa degli obblighi dei piano di bacino , e sottoscritta dal Dirigente dell’Ufficio Tecnico e ciò allo scopo di conseguire l’inserimento nella programmazione Regionale (DGR 336/2021) e accedere ad apposito e approvato prestito flessibile presso la Cassa Deposito e Prestiti, che assieme ai contributi regionali ( due + due ML e la donazione di 500 mila ) e del Principe di Monaco, si sarebbe già  a giugno predisposto la gara europea e oggi  affrontato la ricostruzione agevolmente,
Il sottoscritto quindi non si è “avventurato” a caccia di sogni irrealizzabili ma si è adoperato, nel rispetto delle leggi vigenti, allo scopo di reperire concretamente i denari necessari a finanziare il progetto in questione, denari che sarebbero puntualmente pervenuti, (come sopra già descritto) , consentendo così alla impresa vincitrice del bando di gara di iniziare entro Novembre il cantiere , se altri non si fossero “avventurati”, loro, all’inseguimento di finalità non facili da comprendere.

 È vero: “a tutti noi ventimigliesi sta a cuore la realizzazione della passerella”. Peccato solo che ad alcuni altri cittadini stessero più a cuore altri obiettivi, (magari personali) da essi egoisticamente anteposti al bene della Città di Ventimiglia. Che poi quegli stessi soggetti, non paghi di aver creato con il loro gesto le condizioni che hanno di fatto “castrato” la città, abbiano il coraggio di prendersela proprio con colui che ha fatto di tutto per ottenere risultati concreti, costituisce un autentico paradosso, sul quale dovranno meditare tutti coloro che  amano per davvero Ventimiglia.

Gaetano A. Scullino