Gli italiani e il Principato di Monaco:miti e realtà di una storia ignorata

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questo testo di Mauro Marabini, imprenditore ed editore italiano, pubblicato nel Rapporto “Italiani nel Mondo 2015”, il 14 dicembre 2015.

Segnaliamo inoltre la notevole bibliografia posta a pie’ pagina in conclusione del testo pubblicato. Buona lettura . Lo Staff di Ventimigliablog.


Sono ormai innumerevoli gli studi sull’emigrazione italiana del passato e del presente ma, tra tante ricerche, indagini e pubblicazioni, è raro trovare uno studio che abbia come oggetto la presenza degli italiani nel Principato di Monaco. La cosa sorprende perché si tratta invece di una emigrazione importante per diversi motivi e caratteristiche.
Lo Stato monegasco, prima Signoria feudale e poi Principato dal 1641, ha origini antichissime. Fu fondato, nel 1297, da una famiglia di ghibellini genovesi che tuttora lo governa e fino al 1860 includeva anche Mentone e Roccabruna. Si trattava di una piccola entità sovrana, che, pur protetta da una potenza straniera, la Francia, si inseriva nell’insieme degli Stati italiani, enclave nel regno di Sardegna fino a quando la Contea di Nizza venne annessa all’Impero dei Francesi (1860). Di questo parlano i libri di storia e al Principato di Monaco è riservato lo spazio che gli spetta, naturalmente nelle dovute proporzioni.
Oggi il Principato di Monaco è uno Stato prospero di quasi 37 mila abitanti in una superficie di 202 ettari, incuneato nel dipartimento francese delle Alpi Marittime (capoluogo Nizza) a 12 chilometri dal confine italiano.
Il potere politico ed istituzionale è esercitato da una famiglia di principi regnanti, sempre la stessa dal 1297, che assicura benessere ai sudditi . Si parla spesso, infatti, di principi e principesse, di matrimoni e di nascite, di amori, di feste, di auto da corsa, di barche lussuose. Vi sono pure gli eredi al trono, Jaques e Gabriella, gemellini venuti alla luce negli ultimi giorni del 2014; sono stati presentati al popolo monegasco dal padre, Alberto II, e dalla madre, principessa Charlene, con grande solennità il 7 gennaio 2015. L’evento è però passato in ombra a causa del contemporaneo attacco terroristico subito dalla capitale francese contro la redazione di Charlie Hebdo.
Il clima nel Principato di Monaco è dolce, bel tempo quasi tutto l’anno, atmosfera piacevole, località amena, tanto mare, fisco leggero, burocrazia efficiente, polizia onnipresente dal volto umano, massima sicurezza per tutti, tolleranza zero per chi non rispetta le regole, soprattutto per chi parcheggia fuori dalle strisce .
Monaco è pertanto il luogo in cui risiedono tante persone agiate e titolari di ingenti patrimoni. Ci sono molti ricchi e qualche super ricco, ma una cosa che viene spesso dimenticata e non viene fatto oggetto di servizi giornalistici o di inchieste approfondite è il fatto che in questo luogo soprattutto si lavora.

I residenti sono, come detto, quasi 37 mila distribuiti in poco più di due chilometri quadrati, ma i salariati, cioè quelli che prendono uno stipendio escludendo imprenditori e titolari di impresa, sono oltre 50 mila.
Si tratta soprattutto di pendolari, dalla Francia circa 36 mila e dall’Italia oltre 3 mila. Questa presenza così cospicua di persone in movimento giornaliero in un’area di dimensioni così ridotte crea molti problemi di traffico, ma da Beausoleil, comune contiguo, ci si arriva anche a piedi.

La penuria di spazio provoca l’elevato costo delle case e degli uffici – da 20 mila a 50 mila euro al metro quadro – al pari di altri posti famosi nel mondo.
A Monaco ci sono circa 5 mila imprese di tutte le dimensioni: grandi, piccole, piccolissime e tante filiali di multinazionali.
Ci sono aziende ad alto contenuto tecnologico, ma anche artigiani, fornai, venditori di frutta e verdura, pasticcieri, cioccolatai, sartine, muratori, imbianchini, meccanici e venditori ambulanti . Molti di questi sono italiani, così come italiane sono le più importanti imprese di costruzioni.
Ciò che occorre sottolineare in un momento di generale crisi occupazionale è che in questo paese praticamente non c’è disoccupazione; vi sono tante opportunità per trovare impieghi qualificati e per avviare e acquisire attività imprenditoriali. Gli stipendi, poi, sono più elevati che in Italia e in Francia; non si pagano imposte personali sul reddito – a meno di non essere residenti di nazionalità francese – ma sono dovuti i contributi sociali che garantiranno adeguate e sicure pensioni.
Il Principato è uno Stato sociale, ma non si pensi a Las Vegas, cioè come la città del gioco. Tutti i settori economici sono ben rappresentati ad esclusione naturalmente dell’agricoltura, anche se la cura dei giardini è diffusa grazie alla presenza di ben 600 giardinieri che si occupano degli spazi verdi pari al 22% del territorio.

Uno sguardo al sistema economico
L’industria del gioco è attualmente una parte insignificante del bilancio dello Stato: appena il 4% su un totale di circa un miliardo di euro di entrate fiscali annue. Le spese dello Stato sono più o meno equivalenti e gli eventuali deficit sono colmati attingendo ad un fondo di riserva. Non esiste debito pubblico, ma un fondo accumulato nel tempo che è un pilastro dell’economia del paese. Le entrate dello Stato sono garantite dalla TVA che è equivalente a quella pagata in Francia, dalle imposte sulle imprese esportatrici: le aziende il cui fatturato all’estero eccede il 25% pagano una imposta sul reddito del 33%.
Ci sono poi i proventi del gioco, le transazioni immobiliari, i monopoli ed altri introiti. Non vi sono imposte personali sul reddito e sulla proprietà. Per i redditi provenienti dall’Italia si pagano, invece, imposte allo Stato italiano così come accade per le pensioni.
Il giro d’affari dell’attività economica del Principato è di circa 15 miliardi di euro e il PIL è di 4 miliardi e mezzo. Il Principato è, dunque, uno Stato prospero, che resiste alla crisi. L’industria manifatturiera, tuttavia, ha qualche difficoltà: gli operai calano mentre aumentano gli occupati nei servizi. Gli imprenditori lamentano il poco spazio fisico disponibile per eventuali ampliamenti e gli alti costi delle aree. Si parla da tempo di uno spazio “franco” per le imprese monegasche in territorio italiano a Ventimiglia, ma al momento non vi è nulla di concreto.

Vivere nel Principato
Monaco è un luogo di intensa attività economica, inserita nell’economia globale. Non è un paradiso fiscale nel senso dispregiativo del termine ed infatti non corrisponde a nessuno dei criteri con i quali questi vengono definiti.
Assenza di fiscalità. Il Principato vive su imposizioni fiscali come TVA (IVA) e la IBS (imposta sul reddito delle imprese) nonché sui diritti di registrazione sulle transazioni immobiliari.
Assenza di trasparenza. La Banca di Francia controlla il sistema bancario.
Assenza di scambio di informazione. Il Principato ha sottoscritto varie decine di accordi bilaterali e tanti altri sono in corso di negoziato fra cui quello con l’Italia.
Assenza di economia reale. L’economia monegasca è ben reale, come visto dai dati: il PIL è di 4,9 miliardi di euro annui (dati 2013) e dà lavoro a 50.792, di cui 46.600 nel settore privato e 4.192 nella funzione pubblica).
Esistono anche i Sindacati dei lavoratori e non sono mancati rari scioperi.
Tutti gli stranieri ottengono la residenza dimostrando di usufruire di un alloggio, di proprietà o in affitto, di avere mezzi di sussistenza e fedina penale pulita.
Nel Principato vivono italiani pensionati benestanti ed altri che hanno fatto fortuna in paesi lontani e si stabiliscono a Monaco per essere vicini all’Italia evitando l’“inferno fiscale e burocratico” del loro amato paese di origine.
Non c’è solo vita mondana dovuta alla presenza di una corte e di ricorrenti avvenimenti sportivi ed agonistici. Vi è una intensa vita culturale, mostre, spettacoli, concerti, presentazioni di libri, conferenze, seminari religiosi, incontri letterari. Importante è l’Opera, per il Balletto vi è una tradizione ai più alti livelli.
Gli italiani fanno parte integrante di questa vita, si frequentano fra di loro, ma frequentano pure gli immigrati di altre nazionalità. Di solito parlano disinvoltamente francese e spesso pure inglese, ma coltivano e diffondono l’italiano; sono presenti alle manifestazioni culturali, numerose, promosse dall’Ambasciatore durante La Settimana della lingua italiana che qui diventa il Mese della Lingua e Cultura Italiana. Durante tutto l’anno, tuttavia, si hanno presentazioni di libri nei periodici “incontri con l’autore” promossi dalla giornalista Luisella Berrino di RadioMonteCarlo, emittente radiofonica in lingua italiana. Incontri letterari hanno pure luogo nel salone della Libreria e Biblioteca “Scripta Manent”, di proprietà di italiani che sono pure editori de l’Editoriale, periodico in lingua italiana per gli italiani di Monaco.
Vi sono attivi e presenti il Comites, la Dante Alighieri e l’Accademia della cucina italiana. Il Comites, in particolare, organizza la grande festa degli italiani per Natale a cui partecipano migliaia di persone, italiani e di origine italiana, alla presenza dell’ambasciatore, del Principe e dell’Arcivescovo. La Dante Alighieri propone conferenze, viaggi culturali in Italia, spettacoli e corsi di lingua italiana. L’Accademia Italiana della Cucina presenta, invece, cene di alto livello con prodotti italiani e viaggi nella cultura enogastronomica dell’Italia. A questi eventi partecipano molti monegaschi, spesso il principe e le principesse.

Gli italiani ora ed allora
Gli italiani sono 7.765, il 20% circa della popolazione residente. Tanti risultano gli iscritti all’A.I.R.E. alla fine del 2014: cifre ufficiali comunicate a chi redige queste note dall’Ambasciata Italiana. Gli iscritti nell’ultimo anno sono 572.
La presenza degli italiani nel Principato è sempre stata imponente e per lunghi decenni gli italiani sono stati la maggioranza relativa dei residenti. Quando Monaco nel 1860 venne ridotta ai confini attuali, gli abitanti, quasi tutti monegaschi, erano solo 1.200. Poi ci fu l’“invenzione” di Monte-Carlo e da allora ebbe inizio uno straordinario sviluppo che fu soprattutto immobiliare grazie al grande successo di questa nuova meta turistica dove si combinavano gioco, cure termali, bagni, vacanze di lusso e “glamour”.
Monte-Carlo era stata fondata nel 1868, sulla collina rocciosa de “Les Spelugues” ed aveva preso questo nome da quello del Principe regnante di allora, Carlo.
Furono gli italiani a costruirla materialmente, pietra su pietra, mattone su mattone scavando nella roccia, estirpando le piante, curando i giardini. Italiani erano gli addetti ai servizi e lavoravano nelle case e negli alberghi. Provenivano dalle vicine regioni del Piemonte e della Liguria e proprio da questa regione veniva Ludovico Pastor, muratore capomastro, nel 1880 per cercare fortuna con la moglie e figli.
Un incidente stroncò la vita di Ludovico e la moglie per tirare avanti cercò lavoro come domestica mentre il figlio Jean-Baptiste divenne muratore a soli tredici anni.
Fu l’inizio di una grande epopea imprenditoriale; i Pastor contribuirono in maniera massiccia allo sviluppo del Principato; costruirono, tra le tante opere, la Cattedrale e il Museo Oceanografico; oggi la famiglia Pastor è la più importante di Monaco, per ricchezza e posizione sociale, dopo quella del Principe.
La popolazione crebbe in fretta provenendo, oltre che dall’Italia, da luoghi vicini come la Provenza, le Alpi, Nizza e dintorni.
Gli abitanti erano 3.443 nel 1868, 15.500 a fine secolo e alla vigilia del primo conflitto mondiale quasi 20.000. Nel 1913 Monte-Carlo era all’apogeo della sua fortuna: turisti e villeggianti, ignari di quello che sarebbe successo nell’anno successivo, si godevano la vita . La “Belle Epoque” lanciava i suoi ultimi bagliori.
La popolazione era allora come adesso cosmopolita: monegaschi (1.568), francesi (8.497), italiani (9.688, il 47% di tutta la popolazione), tedeschi (769), austriaci (358) e inglesi (572).

Durante gli anni della grande guerra la popolazione residente si ridusse, ma la proporzione degli italiani rispetto al totale della popolazione rimase più o meno la stessa. Fra le due guerre aumentarono i britannici e poi, durante e a seguito della Seconda guerra mondiale, gli italiani calarono di molto: nel 1946, su una popolazione di 19 mila residenti, gli italiani erano poco più di 5 mila, i francesi 10.500 e i monegaschi quasi 2 mila.
Durante la Seconda guerra mondiale il Principato si trovò in una situazione molto complessa a causa della sua neutralità formalmente rispettata, ma sottoposta a fortissime pressioni prima da parte dell’Etat Français, lo Stato di Pétain, che aveva sostituito la Repubblica che collaborava con i servizi segreti tedeschi. Poi ci fu l’occupazione italiana, dal novembre 1942 al settembre 1943, quando furono sostituiti dai tedeschi. Gli italiani, in quel periodo, che occupavano anche la Costa Azzurra, si distinsero perché cercarono di salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste e fecero in modo che a Monaco e in quel brandello di Francia ci fosse l’unico spazio dell’Europa occupata dai nazisti in cui gli ebrei ed altri perseguitati potessero trovare rifugio.
La storiografia in lingua francese documenta questi fatti ed una lapide nel cimitero di Monaco, in memoria delle vittime del nazismo, ricorda come durante l’occupazione italiana nessun ebreo fu deportato.
Le cronache ricordano un certo padre Arici, parroco presso la cappella del Sacro Cuore, che mise un grande impegno nel salvare vite umane organizzando false conversioni al cattolicesimo.
Domenica primo febbraio 2015 è uscito nell’edizione di Monaco di Nice-Matin, il quotidiano della Costa-Azzurra, una rievocazione storica dei tragici anni 1939/1945. L’occupazione italiana viene ricordata cosi come viene confermata la volontà degli italiani di contrastare la persecuzione degli ebrei da parte dell’esercito nazista. Il quotidiano riporta pure una frase del generale Capo d’Armata italiano, Ugo Cavallero, a quei tempi in Francia: «Le violenze contro gli ebrei non sono compatibili con l’onore dell’esercito italiano».
Come è facile immaginare i fatti bellici e post-bellici ridimensionarono il numero degli italiani a Monaco che comunque si attestarono, più o meno, sul 20% della popolazione residente, percentuale uguale a quella di oggi: oltre 7 mila persone su quasi 40 mila.
Dal 1946 in poi i francesi sono maggioritari e per molto tempo hanno costituito oltre il 50% dei residenti senza contare i “pendolari”.
Nel tempo si è compiuta la mutazione “genetica” degli italiani di Monaco, non più lavoratori di vari livelli che costituivano gli strati inferiori della società monegasca, ma ceto medio allargato in alto e in basso. Nel campo delle costruzioni non più solo muratori, capomastri e imbianchini, ma titolari di aziende, ingegneri, architetti, promotori immobiliari.
Si ricorda, a tal proposito, che la Principessa Carolina, sorella maggiore dell’attuale principe sovrano, è stata sposata, con Stefano Casiraghi, fino alla sua morte prematura nel corso di un incidente nautico (ottobre 1990). I Casiraghi sono una famiglia di costruttori originari della provincia di Como, tuttora operanti nel Principato ed altrove tramite la ENGECO (Entreprise Générale de Construction).

Le attività degli italiani si estendono in tutti i settori: essi possiedono bar, ristoranti, caffè e negozi di ogni tipo; si trovano in società di intermediazione, in agenzie immobiliari. Sono broker importanti ed assicuratori, banchieri e bancari, quadri a tutti i livelli nel settore alberghiero .
Nel 2003 su iniziativa di un gruppo di uomini d’affari, con l’aiuto e l’assistenza del consolato italiano (poi divenuta ambasciata) viene fondata l’Associazione Italiana degli Imprenditori Italiani del Principato di Monaco. Gli iscritti sono circa 200 e accoglie anche alcune aziende e personalità italiane che non sono stabilite nel Principato, ma che vogliono esservi comunque rappresentate. Gli imprenditori italiani si ritiene siano circa un migliaio, non esiste un calcolo preciso perché a Monaco le aziende non sono naturalmente censite per nazionalità, e sono pure largamente rappresentati nella locale “Confindustria” (Federation des entreprises monégasques). Le imprese iscritte al registro del commercio sono 4.497 e l’apporto delle attività riferibili a italiani o a capitale italiano è stimato quasi un terzo del PIL prodotto annualmente nel Principato. Il PIL del 2013, riferisce la stessa fonte, è di 4,94 miliardi, 64.082 euro pro-capite.
Tante sono le realtà significative italiane nell’economia monegasca; ne ricordiamo qualcuna senza avere la pretesa di essere esaustivi. Abbiamo già accennato ai Pastor, naturalmente ora non più italiani, ma naturalizzati monegaschi da tempo. Tra le più importanti aziende di costruzioni a Monaco merita una segnalazione il gruppo Marzocco.
I Marzocco sono una famiglia numerosa operante fin dagli anni Ottanta ed, al momento, stando portando a termine la loro opera più prestigiosa: la Tour Odeon. Struttura imponente ed armoniosa, già si intravede da lontano quando si prende la bretella che dall’autostrada (A 8 autoroute de l’Esterel)porta a Monte-Carlo. Alta 170 metri, la torre sarà la costruzione più elevata della Costa Azzurra e sovrasterà tutto il Principato.
Altro settore dove la presenza italiana è imponente è quella dei cosiddetti “mestieri del mare”: cantieristica, gestione e manutenzione di navi ed imbarcazioni varie, crociere, brokeraggio, assicurazioni marittime, ecc. L’organizzazione imprenditoriale che raggruppa le imprese di questo settore – Chambre monegasque du Shipping de Monaco – è composta in gran parte da italiani e da loro diretta. Segnaliamo, a tal proposito, un’azienda di Monaco un po’ speciale la ES-KO International diretta dall’italiano Franco Zanotti. L’impresa opera in tutto il mondo e si occupa di fornire logistica, servizi, assistenza, materiale speciale e sanitario, catering ad organizzazioni che operano in situazioni disagiate ed isolate.
Nel Principato ci sono tante banche, le più importanti nel mondo, oltre quaranta sportelli. Fino a venti anni fa la presenza italiana era rilevante anche in questo settore; in seguito, le grandi banche italiane si sono ritirate. È arrivata per ultima, ed è ben presente ancora, la Banca Popolare di Sondrio. Mediobanca è l’azionista della Compagnie Monegasque de Banque, storico istituto di credito monegasco.
Nelle Banche di Monaco vi è personale italiano a tutti i livelli, dal consigliere delegato all’addetto al ricevimento.
Ci sono pure tre farmacie (su diciassette in tutto) di proprietà e gestite da italiani. La Pharmacie de Fontvieille è la più grande del Principato e forse di tutta la Costa Azzurra; essa impiega circa 40 persone e il suo proprietario e direttore è Antonio Sillari, italiano di Reggio Emilia.
Non sono tuttavia questi i settori di diffusa presenza degli italiani: è la ristorazione dove si sono affermati in maniera preponderante.
All’ufficio turistico di Monaco sono disponibili ad uso dei visitatori alcune guide. In una di queste sono descritti i ristoranti classificati tali secondo alcuni criteri di carattere generale. Sono in tutto 108 i locali segnalati; una quarantina circa ha una impronta ed un nome decisamente italiano.
La cucina di tutto il principato è decisamente italianizzata anche se dichiarata mediterranea. Fa eccezione qualche ristorante asiatico-orientale. Il nome non è sempre sinonimo di italianità in quanto ci sono ristoranti dal nome italiano che italiani non sono, oppure denominazioni di assonanza anglo-sassone con un’ambientazione di trattoria. Il fatturato e l’importanza dell’industria della ristorazione è imponente nel Principato; turisti di passaggio, congressisti, lavoratori frontalieri, colazioni di lavoro e d’affari, formano un mercato di dimensioni imponenti rispetto ai due chilometri quadrati di superficie del Principato. La grande cucina francese negli alberghi di lusso è al meglio: a Monte-Carlo sono presenti due dei mostri sacri di questa tradizione: Alain Ducasse e Joël Robuchon con le loro tavole stellate.
L’appuntamento gastronomico più importante del Principato è quello al “Café de Paris”, che nel 2015 compirà i 150 di esistenza. Si trovava allora, come oggi, accanto al Casino, umile bistrot, ora Brasserie di alto livello, molte volta restaurata, ma che tuttora conserva il fascino della “Belle Epoque”. Vengono serviti mille coperti al giorno, ma nei periodi di punta con prime colazioni, aperitivi, caffè in terrazza, spuntini vari, transitano fino a 5 mila persone al giorno. Dirige questo imponente complesso da venti anni un italiano, Stefano Brancato, siciliano di Giarre, a capo di 100 persone in sala, 40 in cucina, 240 in piena stagione.
Poi ci sono i tanti italiani, con il padrone in sala e un familiare in cucina. Questo non impedisce ad alcuni di sviluppare, in un territorio così ridotto, piccole catene di ristoranti prestigiosi e specializzati. Tra questi si menzionano di seguito alcuni casi felici.
Riccardo Giraudi, italiano nato a Genova nel 1975, possiede tramite una società (Monaco Restaurant Group), i ristoranti Avenue 31, le Beefbar, le Bouchon, il Mozza, la Salière. Recentemente si è aggiunto alla lista un prestigioso locale con cucina cinese di alto livello, SONG QI. La famiglia Giraudi ha, inoltre, altri interessi in campo agro-alimentare e nell’importazione e distribuzione di carni.
Luigi Forciniti, detto Gigi, laureato in legge a Roma, ha creato il primo ristorante nel 1996: il Planet Pasta. Altri locali sono seguiti fino al prestigioso Zelo’s al Grimaldi Forum. Alle sue dipendenze ci sono tra le 80 e le 100 persone.
Massimo La Guardia era tenore a Firenze. Arrivato a Monte-Carlo circa venti anni fa ha aperto con il figlio la Vecchia Firenze. Canta ancora gratuitamente alla festa nazionale e in chiesa, alla Messa degli italiani. Attualmente è a capo di una catena di sette ristoranti, fra cui il Sans Souci, ligure-piemontese e il Pulcinella, napoletano.
L’italiano più autorevole fra i residenti è stato, comunque, Michele Ferrero, “le papa du Nutella” come lo chiamava la stampa francese, venuto a mancare il 14 febbraio 2015 all’ospedale Princesse Grace di Monaco

Scuole ed istruzione
Il sistema scolastico è molto simile a quello francese e ad esso modellato. Tuttavia vi è un impegno notevole per lo studio delle lingue, della storia e delle istituzioni monegasche. Fin dalle prime classi si studia il monegasco. Il sistema scolastico e formativo, prevede l’insegnamento precoce dell’inglese ed altre due lingue straniere, fra le quali di solito vi è l’Italiano. Per gli alunni di lingua materna non francese sono previsti corsi integrativi per il loro rapido inserimento nelle classi normali.
Il monegasco è la lingua degli avi, la lingua parlata da tutti fino all’avvento dell’alfabetizzazione di massa a cavallo fra Otto e Novecento. Si tratta di un idioma di origine ligure parlato fin dai primi insediamenti e conservato fino ad oggi. Ridotto a dialetto e minacciato di estinzione, negli anni Venti del Novecento ha inizio un processo di recupero grazie all’opera di alcuni intellettuali fra cui Louis Notari (1879-1961), ingegnere ed architetto, ma anche poeta in lingua monegasca.
Dagli anni Settanta il monegasco è stato introdotto a scuola come materia obbligatoria. Da dialetto ha quindi assunto il rango di lingua nazionale e da allora sono uscite pubblicazioni, libri, dizionari e grammatiche. Appare oggi nella segnaletica stradale nella citta vecchia e, agli ingressi del Principato, al confine, si legge, oltre la scritta Principauté de Monaco, quella in lingua nazionale Principatu de Munegù.
Frequentano le scuole monegasche dalle elementari ai vari licei circa 6 mila alunni,, il 13% dei quali sono italiani ( IMMSEE Statistics) Vi è pure un istituto universitario – The International University of Monaco – una business school privata di tipo anglosassone che rilascia diplomi tipo Bachelor e Master.

Conclusione
La migliore conclusione a questa breve presentazione degli italiani di Monaco è la notizia del 02 marzo: l’accordo che è stato firmato con il Principato, analogamente con quanto fatto con la SVIZZERA e il Lichtenstein, relativo allo scambio di informazioni fiscali. voluta dalla parte più consapevole degli imprenditori italiani. Questo accordo potrà portare ad una più proficua collaborazione economica.
IL PRINCIPATO DI MONACO NON È PIÙ NELLA BLACK LIST.

BIBLIOGRAFIA & FONTI :

IMSEE Statistics. Pubblicazione periodica dell’ufficio statistico del principato. Disponibile in rete
www.imsee.mc
Thomas Fouilleron

Histoire de Monaco-Manuel pour l’enseignement secondaire.
Direction de l’Education Nationale
Monaco 2010

A pag 308 c’è il riferimento al padre gesuita Arici.

Pierre Abramovici, Un Rocher bien occupé, Seuil 2001

Autori vari, Monaco sous les barbelés, Nouvelle Edition 1990
Edité par Beate et Serge Klarsfeld

Marie Anne Matard-Bonucci, L’Italie fasciste et la persecutions des Juifs. Les Grands Livres du Mois
Perrin 2007.
(In questo libro di gande valore storiografico,il capitolo “la zone refuge italienne en France” si trova a pagina 397: il rifugio era per gli ebrei).

Mauro Marabini, Guida del Principato di Monaco per gli Italiani, Edizioni Il Fenicottero 1998

Francis Rosset, Ballets a Monte-Carlo, Liamar Editions. Monaco 2014

L’Ambasciata d’Italia nel Principato di Monaco, LiberFaber@ 2014
pubblicazione disponibile in versione elettronica su www.liberfaber.com

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