Mareggiata

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Ventimiglia, la mareggiata danneggia la passeggiata a sbalzo. Scullino: “Il danno c’è ma la struttura ha tenuto” (Foto e video)

Elisa Colli

La mareggiata di ieri ha provocato diversi danni alla passeggiata a mare a sbalzo a Ventimiglia. La forza del mare è riuscita a sollevare le assi di legno, rappresentando di fatto un pericolo, e così la zona è stata transennata per impedire il passaggio alle persone. Sul posto, questa mattina, sono giunti i tecnici del comune per verificare i danni e poi procedere con la messa in sicurezza e la sistemazione della pavimentazione. I lavori di ripristino dureranno diversi giorni. Intanto la strada è stata chiusa sul lungomare nel tratto tra via Lamboglia e via Tacito visto che la mareggiata ha invaso la carreggiata portando pietre e sabbia.

 

“Il danno c’è ma non alla struttura, che ha tenuto perfettamente. La forza dell’onda ha rotto qualche griglia e strappato una parte di tavolato in legno precompresso, i danni sono perciò più di immagine che sostanziali. Si tratta di cambiare due griglie e ripristinare il tavolato nella parte in cui si è sollevato a causa della forza del mare. Bisognerà fare solo un po’ di manutenzione e togliere la sabbia che è stata portata dal mare. Con una grande pulizia, un accurato controllo della parte elettrica e il veloce ripristino del pavimento ritornerà bella come prima. I tecnici sono già sul posto. Per quel punto lì, che è la parte più vicina al mare, era stato progettato un reef di protezione, cioè una scogliera di protezione. Sono infatti arrivati oltre tre milioni di euro. Si sapeva che era la zona più a rischio perché la scelta del tavolato in legno precompresso è stata fatta proprio perché nell’eventualità in cui il mare avrebbe potuto alzare il tavolato poi si sarebbe potuto ripristinare. In questo modo non si sarebbe danneggiata la struttura. Già l’anno scorso in quella zona era arrivato il mare. Infatti, l‘anno scorso proprio in questo periodo, avevamo fatto intervenire le ruspe per fare mucchi dei mucchi di sabbia a protezione e infatti era stata protetta, quest’anno invece non è stato fatto e così il mare è arrivato“ – ha detto l’ex sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino“Abbiamo avuto finanziamenti regionali di tre milioni e centottantasette mila euro per il reef di protezione a mare, praticamente una scogliera, ma non c’è stato il tempo per farlo. Chi ha fatto il progetto della scogliera è un ingegnere di Savona. È tutto pronto si tratta di togliere gli scogli davanti alle barche dei pescatori amatoriali, però bisogna ancora fare la gara ed iniziare i lavori. Il commissario, comunque, ha già assegnato i lavori per la continuazione della passeggiata. A breve inizieranno perciò i lavori da via Tacito a via Dante. Ringrazio il commissario per il lavoro eccezionale che ha fatto, è riuscito a fare il bando, che era pronto, per la continuazione di questa bellissima ciclabile a mare. Visto l’attivismo e la professionalità dell’ufficio tecnico il danno sarà ripristinato, com’era, a breve. Spiace tanto, però, vedere alcune persone che anziché dispiacersi per questo danno provocato alla bellissima e unica passeggiata ciclo/pedonale sul mare, che ha avuto un grandissimo successo e apprezzamenti positivi, invece oggi gioiscono del danno, facilmente ripristinabile e già preventivato, che la furia del mare ha provocato. Purtroppo lo capisco, è il gioco delle parti”. 

A riguardo è intervenuto anche Marco Prestileo, tra i promotori della passeggiata: “I danni, soprattutto sul tavolato, erano previsti per una mareggiata eccezionale come quella di stanotte e, in quel tratto da via Lamboglia a via Dante, è previsto il progetto di protezione della costa”.

Era chiaro a tutti che una ciclabile a sbalzo in un punto esposto alle mareggiate fosse una scelta irrazionale e sconsiderata. Era chiaro a tutti, meno a chi ha voluto a tutti i costi realizzarla. Spesso per la forza delle mareggiate la strada viene chiusa per la presenza di materiale da riporto dal mare: pensare che una struttura a sbalzo potesse resistere a tali intemperie era assurdo”. Con queste parole il consigliere regionale Enrico Ioculano (Pd) ha commentato i danni patiti dalla pista ciclabile a sbalzo a seguito della mareggiata delle ultime ore. “Quando con gli altri consiglieri comunali e il Pd abbiamo invitato l’amministrazione Scullino alla riflessione, ci hanno risposto che eravamo negativi, ridendoci in faccia. Quando nel novembre 2021 ho presentato un’interrogazione in Regione in merito, la Giunta Toti se n’è lavata le mani: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Forse sarebbe il caso di attendere la messa in sicurezza del litorale prima di iniziare il successivo lotto di passeggiata a sbalzo” – ha sottolineato Ioculano – “Ciclopedonale distrutta, soldi pubblici sperperati e cittadini senza passeggiata a mare. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: sotto i colpi della mareggiata è collassata la pista ciclabile voluta dall’amministrazione Scullino”.

Il circolo frontaliero del Partito Democratico è invece intervenuto dicendo: “Inutili sono stati gli appelli e gli inviti alla riflessione in Consiglio comunale da parte dei consiglieri del Partito Democratico per far sì che si rimettesse mano al progetto, consci dei possibili danni in condizioni meteomarine avverse, che ciclicamente si verificano, senza alcuna eccezionalità, in quel tratto di litorale. La precedente Giunta Scullino si è assunta la responsabilità di aver realizzato un’opera fragile a costi altissimi, poiché, mentre la previsione iniziale per il prolungamento della ciclabile esistente era previsto in 300mila euro (grazie a un finanziamento europeo Edumob), quella attuale è costata oltre 1,3 milioni a carico delle tasche dei cittadini ventimigliesi che hanno contratto un mutuo per pagare la differenza”.

“È di queste ore il commento di Scullino e Prestileo – va avanti il Pdsimile in tutto e per tutto, i quali candidamente dicono che ‘era previsto che la struttura reagisse così’. Era previsto che un’opera pubblica si distruggesse a meno di un anno dalla sua inaugurazione? Era previsto un enorme esborso di soldi pubblici per la sua riparazione? Era previsto il pericolo che tale struttura ha procurato a cose e persone nell’attesa della chiusura strada? Era previsto che rimanessimo senza passeggiata al mare? Non occorre rispondere, davvero. Avete già fatto abbastanza e i cittadini se ne sono resi conto”.

“Il nostro appello va al commissario straordinario De Lucia – termina il Pdperché riveda il progetto del secondo lotto di passeggiata a sbalzo, sperando che le scelte dell’ex amministrazione Scullino non facciano pagare troppo in termini di costi e tempi di realizzazione”.

· La wave è iniziata ….

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Ave popolo atroce. Se ieri non siete stati testimoni della magia che è accaduta sui social (non qui su fb a quanto pare), eccomi pronto a raccontarvi tutto.
Una influencer (Darina Gritsenko) è venuta a visitare le nostre zone e tra i vari video che ha fatto, uno di questi, dove si trovava al mercato della frutta e della verdura di Ventimiglia, ha avuto un ottimo successo: 14 MILIONI di visual su tik tok e un’ottimo seguito pure su Instagram (a proposito, seguitemi su Instagram pls https://www.instagram.com/latroceintemelia ).
In questo video è stato ripreso per un attimo anche Scullino e nei commenti al video è stato scambiato molte volte per BILL CLINTON!
Questo è il reel di Instagram, stesso video, stessi commenti: https://www.instagram.com/reel/CnXUFLzI2U6/…
In alternativa, qui sotto ci sono alcuni commenti magici.
TUTTO BELLISSIMO! GRAZIE INTERNET

Il Partito della chiarezza, della coerenza e della lealtà alla fine vince sempre.

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Le stagioni condizionano le tematiche delle campagne elettorali, le “Politiche 2022” l’anno scorso si sono svolte d’estate sotto gli ombrelloni, sui pedalò e tra le sdraio, e così la “Questione Balneari” è stata sempre in testa alla classifica dopo aver dormito nelle retrovie dal 2006, anno di nascita della direttiva UE “Bolkestein”.
Per capire cosa bolliva in pentola nove giorni prima delle votazioni del 25 settembre 2022 Baby Yoda, il mio consulente alieno, ha fatto un salto a Maruggio, in provincia di Taranto, al Convegno dal titolo “Le concessioni demaniali marittime: una fine o un inizio?” e ha preso appunti.
Il 1° ottobre scorso ha integrato le annotazioni a Salerno al Convegno dal titolo “Concessioni demaniali. Correzioni di rotta e nuovi approdi” e quando a gennaio 2023 è stata l’ora della verifica al TAR Liguria su 43 sentenze-fotocopia lui ha fatto la sua sporca figura.
Ma è stata una vittoria di Pirro, erano sentenze che hanno tolto il fuscello negli occhi dei liguri lasciandovi la trave della decadenza delle concessioni il 31 dicembre 2023.
Così Baby Yoda mi ha proposto di fondare il “P.S.I.”, Partito Saturniano Italiano, all’insegna della chiarezza con un programma fatto di parabole.
E le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative vanno benissimo come parabola “zero” a titolo d’esempio.

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Siamo una penisola con un clima dolce, immersa in un mare temperato con 8.300 chilometri di coste in larghissima misura e per svariati mesi all’anno balneabili, senza contare i fiumi e i laghi.
Con Stati europei che hanno caratteristiche geografiche e territoriali completamente diverse dalle nostre abbiamo dato vita a una Comunità che il 12 dicembre 2006 ha adottato norme vincolanti come fossimo tutti uguali con caratteristiche identiche, uniformi e condivise.
La cazzata fatta dalla Commissione Prodi col suo Commissario, l’olandese Bolkenstein, viene al pettine ogni volta che la rimuoviamo, come se non l’avessimo mai fatta.
I Governi Conte II e Draghi hanno stipulato con la Comunità in questione un Piano finanziario di prestiti e di sostegni a fondo perduto, però condizionato a determinate riforme interne italiane.
Lo sfruttamento in concessione dell’uso turistico-ricreativo delle nostre coste è tra quelle, come dire che dobbiamo finalmente smettere di rimuovere la cazzata e le dobbiamo applicare aprendo il nostro demanio marittimo al primo venuto che arriva da uno dei 27 Paesi della Comunità, magari senza avere il mare a casa sua.
Il PNRR, così si chiama il Piano, è stato il formaggio per attirare il topo nella trappola.

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Ambientata in questi termini questa è la perfetta parabola dei quattro capponi di Renzo mentre va dall’avvocato Azzeccagarbugli.
“… quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù … s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”
O Dio! forse la similitudine non è del tutto perfetta perché la sventura non è equamente distribuita tra i nostri capponi, ce n’è uno che ci lascia le penne per tutti gli altri.

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Fuori dalle aule e dentro i Convegni i magistrati si beccano tra loro, il Consiglio di Stato becca il TAR Lecce che l’11 maggio 2022 lo ha scavalcato e ha osato ricorrere direttamente alla Corte di Giustizia del Lussemburgo.
Il Consiglio di Stato è permalosetto perché qualsiasi Giudice Nazionale poteva farlo in applicazione della “Nota informativa” della Corte di Giustizia dell’Unione Europea 2011/C 160/01 del 28 maggio 2011 “riguardante le domande di pronuncia pregiudiziale da parte dei giudici nazionali” e alla “Raccomandazione 2019/C 380/01 dell’8 novembre 2019 “all’attenzione dei giudici nazionali, relative alla presentazione di domande di pronuncia pregiudiziale.”
Ma dietro a questo broncio c’è dell’altro, la “politica”.
Il dubbio è che Frattini buonanima ci abbia messo lo zampino, lui che sui balneari quando era Ministro degli Esteri con Berlusconi premier aveva ricevuto nel 2010 la prima notifica di infrazione alla “Bolkestein” e aveva fatto il furbo con la Commissione Europea dalla quale era uscito qualche anno prima con José Manuel Barroso.
Adesso era Presidente del Consiglio di Stato, aveva preso il posto di Filippo Patroni Griffi che aveva presieduto le due “Sentenze Gemelle” numeri 17 e 18 emesse in sede giurisdizionale dall’Adunanza Plenaria il 9 novembre 2021 con le quali l’Italia giudiziaria ha issato bandiera bianca e si è arresa all’Europa.
Si trattava di due ricorsi per annullamento delle sentenze emesse, rispettivamente, dal TAR di Catania e da quello di Lecce e la “Politica Giudiziaria” su di essi ha celebrato una specie di “Messa Pontificale” per consacrare come dogma e verità di fede il “Verbo” della sentenza “Promoimpresa Srl (C-458/14)” del 14 luglio 2016 della Corte di Giustizia Europea con la quale la Sezione Quinta presieduta da J.L. da Cruz Vilaça santificava Bolkestein e lo metteva sugli altari.
Adesso il TAR Puglia, succursale di Lecce, aveva osato tornare in Lussemburgo a mettere tutto in discussione? Sacrilegio!! Inde irae.

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Ma la cattedrale della “politica” è il Parlamento, un posto dove, fin dai tempi di Catilina e di Bruto, si beccano i rappresentanti del popolo.
Nel nostro caso lo hanno fatto sulla “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021” figlia del Governo Draghi-Giorgetti, quello dei migliori, con dentro Lega e Forza Italia e fuori il Partito della Meloni.
Legge promulgata col n. 118 il 5 agosto 2022, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 12 agosto 2022 e entrata in vigore 15 giorni dopo, il 27 agosto successivo, con la quale l’Italia “politica” ha issato bandiera bianca e si è arresa all’Europa.
Con norme dirette, tipo la scadenza delle concessioni demaniali marittime al 31 dicembre 2023 in base all’articolo 3, primo comma, oppure con una delega semestrale al Governo che scade tra 37 giorni, il 27 febbraio prossimo.
Come dire, “adesso tela metto in culo e poi delego il Governo a risarcirti entro 180 giorni”, peccato che a cazzeggiare tra elezioni balneari e formazione del Governo Meloni di giorni ce ne siano rimasti soltanto più 37 e che il trenino delle deleghe ad altrettante inculate sia lungo.
Cito, vado a braccio, quella sull’energia e sulla sostenibilità ambientale, le famose “rinnovabili” (articoli da 12 a14), cito la tutela della salute (articoli da 15 a 21), cito lo sviluppo delle infrastrutture digitali e servizi di comunicazione elettronica (articoli da 22 a 25), cito la rimozione degli oneri per le imprese e parità di trattamento tra gli operatori (articoli da 26 a 31” e cito il rafforzamento dei poteri in materia di attività antitrust (articoli da 32 a 35).
E che deleghe! Adesso finite in mano al Partito della Meloni premier che ha votato contro ma con dentro Giorgetti e Pichetto Fratin, ministro e vice-ministro di Draghi il papà della legge e suoi chierichetti a dir Messa sull’altare dell’Europa.

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Baby Yoda ha concluso la parabola dei capponi di Renzo con le dichiarazioni finali in Aula:
“Riccardo Zucconi …voto contrario di Fratelli d’Italia a questo disegno di legge… l’Unione europea non ci ha proposto, ma ci ha imposto non soltanto obiettivi, ma anche, in pratica, contenuti, dando, anche attraverso la minaccia di procedure di infrazione, il senso di voler costringere il Parlamento…. il principio è giusto, però non ci possiamo scordare che l’Europa è immobile sotto tanti altri aspetti….. I balneari sono stati il capro espiatorio di questo passaggio, perché molto si è rimandato, giustamente, secondo noi, in alcuni casi come i taxi, qualcosa si è deciso, ma, in questo caso, gli operatori della balneazione sono stati messi in croce più di tutti. È oggettivo e sottostà a un diktat preciso da parte dell’Europa, un diktat a cui il Presidente del Consiglio ha aderito, non sappiamo se per convinzione o per costrizione. Di fatto, questi concessionari balneari sono stati demonizzati a livello comunicativo, perché molti organi di stampa, le televisioni, li hanno dipinti come mostri, come privilegiati. Ricordava il collega Caiata che alcuni privilegi o alcune agevolazioni potevano essere evidentemente sanati o ridotti o eliminati semplicemente intervenendo su questo aspetto. Ma non abbiamo aumentato i canoni – non se ne parla -, non sono stati regolamentati meglio i controlli sugli accessi alle spiagge: cioè, di tutte le problematiche che sono state messe a motivazione di questa misura, poi, non vi è traccia.
E, allora, è chiaro che non è vero che è questo, è altro.
CONTINUA SEMPLICEMENTE, SENZA GRANDI CLAMORI, LA SVENDITA DELL’ITALIA (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d’Italia). Questa è la verità e colpiscono un settore – lo ricordava il collega Fassina in precedenza -, come per le guide turistiche.
In un regime di vera concorrenza, deve valere anche la RECIPROCITÀ: nel tuo Paese si pagano le stesse tasse che si pagano negli altri, i salari sono a livelli uniformi rispetto all’Unione europea.
E la reciprocità deve valere anche per le concessioni balneari: mettiamo che un cittadino italiano voglia andare a comprare all’asta un’azienda in Spagna, in Croazia, in Portogallo: non lo può fare, perché lì le aste non ci sono, le concessioni sono state PROROGATE DI 75 ANNI.
Ma questo non vale soltanto per le concessioni balneari, vale anche per le concessioni idroelettriche.
Anche in tale ambito, provate ad andare in Francia a comprare una centrale idroelettrica o a prenderla in concessione. Non c’è assolutamente possibilità, ti guarderebbero FOSSI PAZZO, così come io, francamente, a volte, ho guardato alcuni esponenti che peroravano la questione della messa all’asta delle concessioni delle centrali idroelettriche.”
Fine della parabola.
Bruno Giri

Cose grosse, mica bla-bla-bla.

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Al mio consulente alieno, il professore e avvocato Baby Yoda con studio su Saturno, ho fatto vedere il manifesto del Convegno “Ripartiamo da qui” dopo domani a Arma di Taggia, Villa Boselli, e lui mi ha risposto in latino: “Dum Armae consulitur, litorem expugnatur” con la foto di Bolkestein al posto di Annibale.
Questo non significa che il TAR Liguria sia Dunkerque, però almeno ha avuto il merito di fotografare la situazione e smascherare le prese per il culo ai danni dei concessionari marittimi ad uso turistico e ricreativo, partendo da quelle dei politici e dei sindacati, per arrivare ai burocrati comunali e ai maestri dell’illusionismo legale.
Con l’occasione Baby Yoda ha completato la rassegna delle sentenze depositate dal TAR Liguria martedì scorso.
Ce ne sono altre 17 delle quali 6 di Genova, 5 di Monterosso, 2 di Recco, e una ciascuna di Portovenere, Rapallo, Sori e Lavagna per un totale di 15 concessionari privati.
Le due sentenze mancanti sono anche loro di “improcedibilità” per sopravvenuta norma del Governo Draghi che ha anticipato di 10 anni la scadenza al 31 dicembre 2023 e sono state rese nei confronti della “Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato”, che nelle altre 37 cause era intervenuta solo incidentalmente.
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A questo punto ho fatto vedere a Baby Yoda il mio “curriculum vitarum” tra le quali c’è anche una vita trascorsa a Sanremo a Villa Zirio dal 1° giugno 1967 e il 31 dicembre 1972 da direttore dei gabellieri.
I quali tra diverse altre imposte accertavano e riscuotevano anche la tassa sul “plateatico”, cioè sulla occupazione temporanea di suolo pubblico dovuta dai concessionari del demanio comunale.
Anche loro, gli ho chiesto, adesso dovrebbero essere finiti nelle maglie della direttiva “Bolkestein” studiata dall’omonimo commissario olandese quando la Commissione Europea era presieduta da “Mortadella”, e lui me lo ha confermato.
È così che mi sono sentito promosso nella categoria di chi “se ne intende” e autorizzato a trattare alla pari con il consulente alieno.
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Concordiamo su un punto fermo: “La Direttiva Bolkestein è la spada di Damocle sulla nostra testa, in caso di infrazione salta il PNRR e sui mercati finanziati internazionali i nostri titolo diventano carta straccia.”
Concordiamo su un secondo punto fermo: “La spada è affilata come un rasoio, ti cade sul collo quando il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività è limitato a causa della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, come dice l’articolo 12”.
Concordiamo su un terzo punto fermo: “La ghigliottina è la scadenza generale delle concessioni esistenti a una data precisa improrogabile e la scelta dei nuovi concessionari deve avvenire mediante procedura ad evidenza pubblica, cioè con adeguata pubblicità al suo avvio e poi con svolgimento e completamento rispettosi dei principi di concorrenza e di libertà di stabilimento anche in ambito transfrontaliero.”
Concordiamo, infine, su un quarto punto fermo: “Dobbiamo sfidare il boia”.
Tutte le altre cose, come la riforma del catasto, vanno bene quando “le autorizzazioni disponibili” sono ILLIMITATE, altrimenti, come in questo caso, sono prese per il culo in attesa di porgere il collo al boia.
Stessa cosa per la “stabilità per le attuali concessioni” cioè per una infrazione confessa e conclamata, quella che da dodici anni ci tiene nel braccio della morte in attesa di porgere il collo.
A febbraio dell’anno scorso nel “Governo dei Migliori” il ministro Patuanelli voleva la nostra resa incondizionata già con i bandi comunitari mentre i ministri Giorgetti, Gelmini e Garavaglia studiavano una surreale “Legge Ossimoro” e alla fine la mediazione di SuperMario si è tradotta in una data: 31 dicembre 2023 quando la mannaia cadrà sul collo dei concessionari attuali.
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La sfida al boia è in Lussemburgo, alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e l’ha lanciata il TAR di Lecce.
Intanto, in via pregiudiziale, con la denuncia di violazione del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, perché la “Bolkestein” 16 anni fa è stata adottata solo a maggioranza invece che all’unanimità come prescrive l’articolo 115 per le direttive di armonizzazione.
Ma poi si arriva al cuore della sfida, sulla interpretazione di “numero limitato” di concessioni disponibili, cioè se lasci spazio al legislatore nazionale e quindi non sia “auto-esecutiva” come oggi invece si pretende.
Seguono a cascata altre sette questioni di diritto comunitario sollevate dal Tribunale salentino per il quale Baby Yoda fa il tifo.Dice che lo vorrebbero anche a Saturno.

Bruno Giri

Una Stazione della “Via Crucis” comunale.

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Ieri Baby Yoda mi ha informato della mannaia della scadenza al 31 dicembre di quest’anno di tutte le concessioni demaniali marittime ad uso turistico e ricreativo che sarebbero scadute tra dieci anni, il 31 dicembre 2033, se il Governo Draghi non avesse abrogato quella norma adottata nel 2018 dal Governo gialloverde.
Lui ieri mi ha mandato soltanto il primo dei 22 identici casi definiti martedì scorso dal TAR Liguria, quello della sentenza n. 00019/2023 che riguarda 11 concessionari del Comune di Moneglia, nelle Cinqueterre, ma poi il Tribunale amministrativo ha usato la fotocopiatrice dal numero di ruolo 00020/2023 al numero di ruolo 00041/2023 per definire 16 identici casi sollevati a Genova, uno ciascuno a Lavagna, Sori, Ameglia e Deiva e 2 a Monterosso per un totale di 43 concessionari.
È l’elenco di una microscopica pattuglia se penso che l’esercito balneare e ricreativo savonese e imperiese è assente.
È un flash nel buio della notte cosmica nel quale è stato abbandonato un settore fondamentale dell’economia turistica e non solo.
Penso all’habitat marino, all’ambiente, al paesaggio, alla cultura e alla tradizione, elementi dei quali specialmente qui in Liguria gli stabilimenti balneari sono stati per un secolo sentinelle vigili e attente e, ovviamente, custodi interessate.
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Il mio consulente legale è in disaccordo con il TAR su un punto e d’accordo invece su un altro, entrambi riguardanti l’oscurità della notte “demaniale”.
Il disaccordo riguarda gli effetti della decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla pregiudiziale sollevata dal T.A.R. Lecce in merito ai rapporti tra la normativa interna italiana e quella europea e me lo ha spiegato.
Scrive il TAR: “Quale che sia la decisione eventualmente adottata dalla CGUE sui quesiti proposti da suddetto giudice a quo, la stessa NON INCIDEREBBE sulla sopravvenuta legislazione italiana con la quale è stata disposta l’abrogazione…”.
Per Baby Yoda, invece, se la Corte Europea in Lussemburgo decidesse che la “Bolkestein” non è “self executive” la sovranità legislativa italiana tornerebbe piena e insindacabile e fino al 31 dicembre 2023 ore 23 e 59 un decreto-legge “Milleproroghe” potrebbe prorogare anche la scadenza balneare che doveva avvenire un secondo dopo.
L’accordo è sulla opportunità di sondare tempestivamente il livello della merda nella quale è finito il settore e di farlo quindi nei primi giorni dell’anno, per non buttare nel cesso investimenti in impianti e attrezzature che tra 12 mesi cambierebbero titolare senza risarcire quello precedente.
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Baby Yoda ha attirato la mia attenzione su un particolare sfuggito a noi terrestri impegnati come siamo nelle giurie dei concorsi di bellezza che servono a selezionare i sindaci del “nulla”, destinati a guardarsi l’ombelico nel prossimo quinquennio mentre la conduzione degli affari è di esclusiva competenza dirigenziale.
Si tratta della solitudine molecolare del concessionario dopo il sequenziamento del genoma demaniale marittimo: dal livello statale per gli usi militare e nazionale a scendere al livello regionale per tutti gli altri usi e per finire al livello comunale per l’uso turistico e ricreativo.
I Comuni sono tanti, costieri e non costieri, quelli costieri in Liguria sono grandi come Genova oppure piccoli come Deiva, i primi hanno risorse e apparati manageriali e i secondi un funzionario a scavalco.
L’offerta “turistica” non è soltanto balneare ma spazia nel commerciale, nei servizi alla persona e negli eventi e quella ricreativa include la pratica sportiva dal nuoto al remo, dalla vela al surf, dalla motonautica alla pesca sportiva e ovviamente tutto l’indotto strumentale.
Entrambi gli usi sul medesimo spazio demaniale convivono con le opere pubbliche a difesa dell’abitato e della costa e il Comune nel gestirle fa l’equilibrista.
Nel caos del concedente la solitudine è l’inevitabile risposta del concessionario e su di lui adesso si abbatte la mannaia della “Bolkestein”.
“Rifugiarsi nella Fede è la soluzione” mi suggerisce il consulente alieno.
Bruno Giri

L ultima spiaggia

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Baby Yoda ieri commentava ironicamente le strane abitudini di noi terrestri che con i cenoni e le sbronze di fine anno ci illudiamo di cancellare le disgrazie.
Non si riferiva a questo fine anno 2022 ma al prossimo 31 dicembre 2023 ore 24, quando, in tema di concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo, scadranno quelle “in essere alla data di entrata in vigore della legge n. 118 del 2022 che ha abrogato la legge n. 145 del 2018”.
Da quel momento in poi se la Corte di Giustizia Europea non avrà ancora deciso sulla validità e sulla efficacia della direttiva 123/2006/CE, la c.d. “Bolkestein”, per i “balneari” italiani, che in Liguria sono davvero tantissimi, saranno cazzi amari e a Capodanno per loro ci sarà poco da festeggiare.
Lo ha stabilito il TAR Liguria martedì scorso con la sentenza 00019/2023 e la cosa è passata inosservata un po’ perché riguardava un piccolo centro delle Cinqueterre e un po’ perché l’attenzione generale era rivolta all’ultima festa, l’Epifania.
Su Saturno, invece, non funziona così e il mio consulente legale mi ha subito informato.
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Se a Sanremo l’Atene che piange è il Porto Vecchio, mi ha detto Baby Yoda, la Sparta che non ride è l’insieme del sistema balneare cittadino, tutti e due del demanio marittimo.
E lui continua a girarci attorno a quest’ultimo fatto.
Non ha digerito che nella sentenza di annullamento degli atti del restyling di un bacino di mare non si parli mai del demanio marittimo e neppure del signor Bolkestein i quali invece sono comparsi martedì scorso per fottere il popolo dei bagnini e dei bagnanti.
Senza bisogno di formalizzare la mia curiosità con un quesito pro veritate ecco le sue perplessità “saturnine”.
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Sul nostro pianeta loro hanno il “SIB” acronimo di “Sindacato Italiano Balneari” e sono iscritti alla “FID”, acronimo di “Federazione Imprese Demaniali”, ma viste dal cosmo le assurdità hanno aspetti surreali che noi umani non riusciamo a percepire.
Come il fatto che il Demanio marittimo debba per definizione del codice civile rispondere a una domanda indifferenziata di fruizione pubblica collettiva ma poi possa essere “privatizzato”, segregato e concesso in esclusiva per un certo periodo a un “quivis ex populo” dietro un canone irrisorio.
Però a Sanremo se il “quivis” copre il mare con un enorme silos galleggiante di plastica, vetro e acciaio per 65 anni e paga in project financing non c’è bisogno di chiedergli “libretto e patente”, se invece ci fa nuotare il popolo dei bagnanti deve essere scelto a brevi intervalli tra i “quivis” di 27 Stati, compresi quelli che il bagno lo fanno con le foche e i trichechi.
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Niente di personale con il “Reuben Brothers Fund”, sia chiaro, però Baby Yoda mi ha citato un’altra assurdità surreale che lui vede da Saturno e che riguarda la proroga della concessione demaniale di Portosole a Sanremo.
Dopo 50 anni doveva scadere il 30 luglio 2024, cioè 212 giorni dopo la scadenza legale del 31 dicembre 2023 di tutte le concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo di cui si dice prima.
Invece, all’insaputa di tutti e in particolare di noi sanremesi e alla faccia della trasparenza e della “par condicio”, con atto suppletivo 14 dicembre 2001 Registro concessioni n. 505, Registro atti n. 155, l’Amministrazione Marittima l’ha prorogata per 40 anni cioè fino al 31 luglio 2064.
La “Bolkestein” non c’era ancora, sarebbe arrivata solo il 12 dicembre 2006, 5 anni dopo, non c’era neppure il TFUE, cioè il trattato sul funzionamento dell’Unione europea e in piedi c’era solo l’articolo 43 del “platonico” Trattato istitutivo.
Da noi operava un italianissimo, duttile, malleabile e elastico regolamento D.P.R. 2 dicembre 1997, n. 509 recante “disciplina del procedimento di concessione di beni del demanio marittimo per la realizzazione di strutture dedicate alla nautica da diporto, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59”.
E la “Pantera Rosa” deve averne approfittato per prendere in braccio e coccolare l’Agenzia del Demanio che vedeva la luce proprio in quei giorni.
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Con quel cognome da feldmaresciallo SS, la Marzabotto della “Bolkestein” si chiama “Proroga automatica”, quando incappa in una proroga l’ordine è “Kaputt!”.
Appena approvata a Bruxelles quella panzer-direttiva e ecco che il ministro Frattini buonanima il 2 febbraio 2009 si beccava una costituzione in mora per l’articolo 37 del nostro Codice della Navigazione che con il “diritto di insistenza” favoriva il concessionario uscente e poi, avendo fatto il furbo, il 10 giugno 2010 con il numero 4967 di protocollo si prendeva sui denti una formale procedura di infrazione, la “n°. 2008/4908”, celeberrima.
Diciamocelo, se l’era cercata.
Aveva mandato a Bruxelles il decreto-legge n.194/2009 che ubbidiva abrogando l’articolo 37 e fissando al 31 dicembre 2012 l’ultima improrogabile scadenza ma poi lo aveva convertito nella legge 25/2010 che con un emendamento aveva fatto rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, e loro se ne erano accorti.
Il 27 febbraio 2012 il Governo Monti chiudeva la procedura di infrazione con una solenne presa per il culo: il 31 dicembre 2015 basta proroghe.
La vaselina era un ordine del giorno del Senato del 5 maggio 2011 e una risoluzione del 27 settembre 2011 del Parlamento europeo, approvati all’unanimità, sul riordino e sulla revisione della normativa nazionale, il primo li prometteva e il secondo fingeva di credergli.
A questo punto copio e incollo un passaggio delle 25 pagine dell’Ordinanza del TAR Puglia, Sezione I di Lecce che l’11 maggio 2022 ha preso di petto la questione della validità o meno della “Bolkestein” e l’ha messa sul tavolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Eccole: “In definitiva, la normativa di secondo livello non è mai infatti intervenuta e, per contro, il termine di proroga delle concessioni in essere, originariamente fissato al 31/12/2015, è stato quindi ulteriormente differito dapprima al 31/12/2020 e, successivamente, al 31/12/2033 (Legge145/2018)” e poi al 31 dicembre 2023 con la legge n. 118 del 2022 del Governo Draghi, aggiungo io.
E a proseguire: “In assenza di una effettiva legge di attuazione della direttiva e di una regolazione della materia con norme vincolanti ed efficaci sull’intero territorio nazionale, la competenza dei singoli dirigenti comunali ha intanto determinato uno stato di caos e di assoluta incertezza del diritto, con gravi ricadute negative sull’economia dell’intero settore, un settore strategico per l’economia nazionale.”
Baby Yoda ha commentato: “Tra Frattini, Monti e Draghi, voi terrestri avete una strana idea dei tecnici, anche quando sono i migliori”.
Bruno Giri

Super Mario Tano !

In primo piano

Nuovi giochi per le feste …(per bambini😀)
Sono arrivati i nuovi Magi
Super Mario Tano e Luigi
La passerella posson fare
Anche se in gioco virtuale
Portan soldi, e con i fondi
Costruiran passaggi e ponti
Nel paese dei tramonti…
Si andrà al porto e alle Calandre
E senza restare in mutande…
Tutti quanti son contenti 🤣🙈😜

Walter Pettrorossi

Grattacapi.

In primo piano

“Puta caso che i Biancheri Boys so’ annati a Roma e nun hanno visto er Papa, che famo?”.
Baby Yoda dovrebbe rispondermi a breve giro di posta perché loro sono in zona Cesarini, alle 13 in punto del 30 gennaio prossimo scade il bando e hanno solo 25 giorni per segnare almeno un gol, magari su rigore.
Per tirare dal dischetto i “Biancheri Boys” devono andare a Roma a Palazzo Spada a convincere il Presidente di Sezione del Consiglio di Stato a sospendere “per decreto” l’esecutività della sentenza che è esecutiva “per legge”, e questo il Presidente in veste di Giudice monocratico dovrebbe farlo perchè siamo in presenza di un “caso di eccezionale gravità ed urgenza” che impone di non fare scadere lo yogurt, pardon! il bando.
Nell’altro caso, invece, cioè su azione cautelare, il pallone del “pregiudizio grave e irreparabile” dovrebbe oltrepassare la linea bianca della porta tra due pali, il “periculum in mora”, cioè che nel frattempo scada il bando e il “fumus boni iuris”, cioè che a Genova fumano erba tagliata male.
Non è semplice, anche perché i “Biancheri Boys” dovranno prima depositare il ricorso principale di merito e chiedere la fissazione dell’udienza di trattazione, altrimenti il Consiglio di Stato non sa di cosa si sta parlando.
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Parlano, invece, senza sapere cosa dicono gli attori dello psico-dramma e il coro delle prefiche cartacee e digitali, e francamente stringe il cuore dover constatare che non hanno capito un cazzo.
Tra ieri e oggi c’è da compilare un manuale di psichiatria clinica con un glossario delle voci più gettonate in calce al volume.
Il capitolo I° si intitola: “NON È SUCCESSO NIENTE!” nel senso che il TAR nella 26ma pagina fuori onda gli ha gridato: “Siete su scherzi a parte!”.
Incuriosito dalla locandina uno prende un quotidiano cartaceo e scopre che hanno letto le motivazioni, che sono meno dure del previsto, che possono “ribandire” la gara sempre col loro progetto ma però con rinuncia alla prelazione e al rimborso spese di progettazione, qualora non risultassero vincitori.
Come dire che Maometto è stato scomunicato perché ha detto Messa da solo e col Corano sul messale ma che adesso può dirla di nuovo, sempre col Corano però in pubblico e senza raccogliere le elemosine.
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Più intrigante il II° capitolo dal titolo sado-maso: “INSULTAMI, CHE GODO!” nel senso che il TAR li ha “bacchettati” perché loro, tradizionalisti, erano in modalità “orgasmo di coppia”, però il Tribunale dopo averli insultati, non ha nulla da eccepire se l’orgasmo è di gruppo tra libidinosi.
Il bello è che le facce di bronzo pubblicano tutto come se le bacchettate fossero “sado” su youporn o, se preferite, il “mea culpa” espiatorio di peccatori pentiti e perdonati.
Il glossario farebbe arrossire Cicciolina se l’avessero eletta sindaco di Sanremo.
Si parte da un peccato amministrativamente VENIALE ma politicamente MORTALE.
“Idea progettuale sviluppata in un dialogo tête-à-tête con lo scopo di tramutarla, da proposta MACROSCOPICAMENTE NON CONFORME ALL’INTERESSE PUBBLICO SOTTO I PROFILI DEI RISCHI DELL’INTERVENTO E DELL’IMMENSO GUADAGNO DEL SOLO IMPRENDITORE, in una congrua proposta di project.”
Si passa dal peccato politicamente MORTALE della “Sovrapposizione indebita dei ruoli dell’Amministrazione e del proponente” al peccato giuridicamente MORTALE della “Negazione incomprensibile di una pari opportunità di rinnovamento anche agli altri competitors.”
E qui si fermano gli “Scherzi a parte!” e le risate assolutorie su Maometto che dice Messa in pubblico e l’ammucchiata smette di scherzare.
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Il capitolo III° ha un titolo serio: “SCUDO PENITENZIALE”, a protezione dai misteri del confessionale sacramentale che evoca gli “Avvertimenti ai Confessori e il Direttorio della Confessione Generale del B. Leonardo da Porto-Maurizio.”
“Misteri del confessionale” perché possono essercene altri di peccati, politici e legali, e a giudicarli non ci sarebbe soltanto il confessionale amministrativo che per penitenza annulla il procedimento, ma altri confessori competenti a esaminare i comportamenti “fotografati” dal TAR nelle tre sentenze del 19 dicembre 2022, numero 1111/2022 e numero 11112/2022, e del 3 gennaio 2023 numero 00008.
Per esempio il confessionale civile nel caso che i “Biancheri Boys” non facciano gol a Roma al Palazzo Spada e che il Consiglio di Stato confermi la sentenza.
Ecco allora che la “determina a contrarre del 12 agosto 2022 ed il bando di gara pubblicato il 23 agosto 2022” diventano carta straccia, venduta, dice un giornale, a 13 milioni ai “Reuben Brothers” più un milioncino di spese tecniche e amministrative.
Chi paga?
Viene in mente, in tal caso, un episodio della commedia all’italiana ispirato a una novella di Italo Calvino.
Il glossario su questo III° capitolo del manuale di psichiatria clinica è ispirato alla buonafede, alla separazione tra indirizzi politici e responsabilità dirigenziale, alla manleva nei contratti aleatori di cessione azionaria, alla presunzione iuris et de iure degli atti amministrativi e, diciamocelo, alla protezione di San Romolo, il nostro Patrono.
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In appendice sotto lo scudo c’è sempre l’arma segreta, quella giudiziaria “ad personam”, ma finora nessuno ha offeso l’onore e la reputazione di nessuno, i “Biancheri Boys” sono tutti brave perzone, Senatores boni viri, Senatus, eventualmente, mala bestia.
Bruno Giri